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De.licio.us

di mattatoia (20/10/2005 - 17:45)



Mi siedo su me stessa, accovacciata per sentirmi l’odore e il respiro. Lupo. La sua stessa voracità. Mangerei da terra con le mani, con la bocca qualsiasi cosa. Sollevo i capelli da dietro, e mi giro. L’acqua è messa a bollire sul fuoco. Lui mi appoggia la lingua sulla nuca. È generoso di saliva e di fiato. Indovina cosa mi piace. Lascio fare. Anche al mio corpo lascio fare. Prendo il largo – cosa è accaduto prima? dove sono stata finora? – ed è la mia deriva. Io tutte le volte i corpi di tutte le donne del mondo, io sabbia e asfalto, io erba in silenzio, io terra asciutta e acqua, il varco dilatato, il risucchio, la vertigine al centro. Oppure di lato: scivolare di lato, acchiappare, sfinire. Il fischio della teiera mi porta di nuovo nella stanza. C’è un suono esatto nella gola, irriproducibile. Esatto come un richiamo. Regolare e fuori da ogni logica. Mi devo sedere. Devo bere acqua o tè. Mi faccio leccare i polsi, mordere le caviglie. Ecco. Posso restare per ore in piedi a farmi guardare o posso accomodarmi tra le tue braccia. O distendermi sul legno del pavimento. Vediamo oggi di cosa siamo capaci. Questa è la mia offerta per oggi. Mezza docile; mezza selvaggia.
Poi sono la stessa che esce di casa, parla con gli altri, saluta con un cenno… La donna in portineria, ha dita ingiallite e una pena negli occhi. E io? Io che occhi ho? Che segni porto attorno alla bocca? La detesto la mia giovinezza. Detesto avere una misura: anni, altezza, peso. So benissimo cosa fare per liberarmene.


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