assomigliare alla scrittura
La nostra scrittura ci dovrebbe somigliare, ma fino a un certo punto.
Dovrebbe somigliare, più che a noi come siamo, a noi come vorremo
essere. Non nel senso, è ovvio, di una nostra immagine ripulita,
ideale, da catechismo o da fioretto (fosse pure un fioretto del male).
Dovrebbe somigliare alla nostra faccia come sarebbe se noi vi potessimo
esprimere non il misto di noia, indifferenza e svagatezza che
costituiscono l’umore medio, ma la tensione concentrata o il
rilassamento felice che esprimiamo nei momenti migliori (…). Chiunque
abbia letto una pagina di uno scrittore che conosca anche di persona
avrà ritrovato nella sua scrittura qualcosa della sua carne, della sua
voce, del suo passo.
Antonio Franchini
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