colazione

Sabato mattina le tazzine pazze
del bar facevano avanti e indietro sul bancone, io mi stordivo con
dolcezza: possono delle tazzine da caffè, cucchiai e piattini fare
tutto quel fracasso? Sì, possono.
Ho girato lo zucchero nel cappuccino e l’ho assaggiato.
Io piaccio al barista. L’ho
capito perché mi chiede “zucchero bianco o zucchero di canna?” e dal
momento che dopo un anno e mezzo di caffè e cappuccini lui lo sa
benissimo che zucchero preferisco, allora si capisce che quella frase è
un po’ una scusa per attaccare discorso e infatti dopo un po’: “oggi
cominciano i saldi, eh?”
“Sì, sì… ma non mi interessano i saldi…”
“Ah, non le interessano i saldi…”
“No, non mi interessano”
“Bene…”
“Hm”
Passa lo straccio sul bancone,
poi incrocia le braccia e si ferma così. Siccome a me non piace tanto
prendere il cappuccino col barista che mi guarda, lo lascio tutto lì,
sorrido, saluto e me ne vado.





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