un racconto di chiara zocchi
Il segreto della molletta
In attesa dell'incontro
Sabato, 8 del mattino (ora del risveglio approssimata per molto difetto): - 12 all’ora x
Per prima cosa mi guardo allo specchio. Dopo qualche minuto mi rendo
conto che la ragazza che vedo sono io. Lo specchio gioisce della mia
presa di coscienza. Sorride. Il ricordo della mia identità mi ricorda
che stasera «io» ho un appuntamento con te. Lo specchio torna alla sua
classica espressione riflessiva. Mancano dodici ore.
10.00 (ora del risveglio approssimata per poco eccesso): - 10 ore
Senza soffermarmi sulle tre premesse metodologiche di qualsiasi
appuntamento che volga a un certo fine (ossia: ceretta, shampoo, scelta
delle scarpe), procederei all’analisi della più complessa preparazione
mentale. Mentre lo specchio mi riflette, io rifletto: di solito le
persone che vogliono sapere come andrà una cosa chiedono consigli a una
maga. «Io conosco una maga? », mi domando. «Certo che no», mi rispondo.
Lo specchio intristisce. Però mi viene in mente che, pur non conoscendo
una maga, so dove trovare una sfera! Anzi, un «globo» magico. L’ha
costruito un mago di Varese, che chiamano scultore.
18: - 2 ore
Vado a consultare la trasparenza dal cuore colorato. Ma quando le mie
mani assumono la classica posizione da maga-che-consulta- la-sfera, mi
accorgo di un forse grave dettaglio: ho lo smalto delle unghie
rovinato. Il rosso è in dissolvenza. Forse dovrei ristrutturarmi. Ma
no! Tu sei di certo un cultore della bellezza decadente. La
considerazione mi lusinga, sebbene sia mia! Da «trasandata» a
«decadente ». Piccolo passaggio semantico. Piccolo momento
autoterapeutico.
18 e qualcosa: poco meno di 2 ore all’ora x
Mi sdraio e chiudo gli occhi. Cerco nella mia testa qualche idea o
parola da estrarre in un’eventuale conversazione prima dell’eventuale
primo bacio. La visione dell’interno della mia testa è un vuoto
assoluto. Non so cosa mi dirai tu, dunque non so cosa ti risponderò io.
Bevo una tisana che si chiama RELAX. Mancano meno di due ore.
19 (in punto): - 1 ora
Per ovviare al vuoto mentale prendo un quotidiano. Ritaglio. Nei
quotidiani ci sono molte parole. Me ne metto un po’ in tasca. Me ne
copio alcune sulle mani. Cerco di impararne almeno cinque a memoria.
Prendo anche dei pezzi di punteggiatura. Virgole, puntini di
sospensione... Infine un punto esclamativo!, che incollo sotto
l’orologio, così quando mi soffermerò a guardare il mio polso sinistro
tu avrai il timore che io mi stia annoiando. Ma poi ti stupirò
esclamando qualcosa del tipo: tu droghi il tempo! (Far-spaventare è il
presupposto del far-innamorare.)
19.19: - 41 minuti all’ora x
Questi mi sembrano l’ora e i minuti giusti per iniziare a vestirmi. Ho
due possibilità: vestire la me-bambina o vestire la me-donnina. Il mio
armadio contiene una spaccatura tra gli abiti per l’una e per l’altra.
Sì perché, sebbene io sia single, ho almeno due personalità. Quale
mostrarti? Opto per la soluzione confusiva: maglietta nera (da bambina
o donnina) gonna nera (da donnina) gambaletti a righe (da bambina)
rossetto rosso (da donnina) mollettina abbassa-ciuffo (da bambina). Nel
caso tu preferisca poi la bambina, potrei estrarre a fine cena un lecca
lecca dalla borsetta. Nel caso tu preferisca poi la donnina, potrei
togliermi all’ultimo momento la molletta.
Chiara Zocchi
Corriere della Sera 11 ottobre 2005






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