francis picabia
l'intelligenza dell'amore
com'è poca cosa.
io tenterò senza civetteria
l'amore della fame
e delle insormontabili
bucce.
racconto senza inizio e senza finale

Oggi vi racconto cosa vuol dire essere l’unica donna di un uomo ma non la sola.
Vi racconto com’è dormire con lui e la mattina dopo chiedersi cosa ha sognato.
Cosa vuol dire un giorno credere alle parole più che ai fatti; un altro giorno credere ai fatti più che alle parole.
Non trovare una definizione: amica? amante? compagna? Accontentarsi
di essere ora punto fisso, ora tutto quello che gira
intorno, che va e che viene.
Decidere mille volte di finirla e mille volte più una non averne la forza.
Oggi vi voglio raccontare cosa significa essere felici e non poterselo permettere fino in fondo.
ermanno krumm
ci sei tu a capo di questo riconciliarsi
delle cose, c'è il tuo tavolo imbandito,
qualcosa da mangiare fin che posso,
felice, aprendo, di trovarti dietro la porta,
pronta a banchettare senza fine
girando in vantaggio la difficoltà
finché almeno insieme nel buio,
spingiamo fuori la fatica, poggiando
una gamba a un'altra,
un piede a un altro.
certi buchi. solo certi buchi.

Mentre
sul blog www.vocativo.splinder.com nei commenti ci si chiede se
mattatoia è bella dentro o bella fuori (vi prometto delle foto: del mio
dentro e del mio fuori), io ho deciso di farmi quanto prima il buco per
ogni lobo. Un buco è una cosa che sta dentro o che sta fuori? Due mesi
fa ho tagliato i miei capelli. Ora, con i capelli corti che ho tagliato
due mesi fa e i buchi che farò quanto prima, voglio vedere il film di
Tsai-Ming Liang, che si intitola – senti senti – Il buco. Domani sera
potrei imbucarmi ad una festa in una enoteca di Roma, ma di tutti i
tipi che ci saranno – tutti architetti, e di buchi se ne intendono! –
io ne conosco a malapena uno, e non sono una che fa facilmente
amicizia, che conversa e sorride ammiccante, come di solito si fa alle
feste - semmai sono una che beve. Quindi non andrò. Certi buchi mi
spaventano: un buco nel maglione, no. un buco nel cuore sì. Un buco
nello stomaco, dipende. Mani bucate, ciambelle col buco e buchi
della serratura sono buchi a volte difficili da gestire. Comunque alla
festa degli architetti non andrò perché vado a Napoli, se trovo un buco
dove dormire. In ogni caso, domani imbuco una lettera.
p.s. cosa dice la vampiressa innamorata al suo vampiro?
bucami il collo
.. così accade che sfiori, appoggi
una mano sull’altra,
poi guardi di lato
parli, divaghi
accenni, senza riuscire
che importa? mi dici
conta mi dici
restare vicini
effetti

Ho
preso l’abitudine di aprire i libri al mattino. Presto. Quando sono
ancora a letto, appena aperti gli occhi. Come fossero l’analgesico sul
comodino. Pronto all’uso. Pronto a medicare, o ad avere – a sorpresa –
stupefacenti effetti collaterali..
strana giornata
oggi non riesco a scrivere, non riesco a lavorare.
scusate ho la testa vuota. proprio vuota.
un racconto di chiara zocchi
Il segreto della molletta
In attesa dell'incontro
Sabato, 8 del mattino (ora del risveglio approssimata per molto difetto): - 12 all’ora x
Per prima cosa mi guardo allo specchio. Dopo qualche minuto mi rendo
conto che la ragazza che vedo sono io. Lo specchio gioisce della mia
presa di coscienza. Sorride. Il ricordo della mia identità mi ricorda
che stasera «io» ho un appuntamento con te. Lo specchio torna alla sua
classica espressione riflessiva. Mancano dodici ore.
10.00 (ora del risveglio approssimata per poco eccesso): - 10 ore
Senza soffermarmi sulle tre premesse metodologiche di qualsiasi
appuntamento che volga a un certo fine (ossia: ceretta, shampoo, scelta
delle scarpe), procederei all’analisi della più complessa preparazione
mentale. Mentre lo specchio mi riflette, io rifletto: di solito le
persone che vogliono sapere come andrà una cosa chiedono consigli a una
maga. «Io conosco una maga? », mi domando. «Certo che no», mi rispondo.
Lo specchio intristisce. Però mi viene in mente che, pur non conoscendo
una maga, so dove trovare una sfera! Anzi, un «globo» magico. L’ha
costruito un mago di Varese, che chiamano scultore.
18: - 2 ore
Vado a consultare la trasparenza dal cuore colorato. Ma quando le mie
mani assumono la classica posizione da maga-che-consulta- la-sfera, mi
accorgo di un forse grave dettaglio: ho lo smalto delle unghie
rovinato. Il rosso è in dissolvenza. Forse dovrei ristrutturarmi. Ma
no! Tu sei di certo un cultore della bellezza decadente. La
considerazione mi lusinga, sebbene sia mia! Da «trasandata» a
«decadente ». Piccolo passaggio semantico. Piccolo momento
autoterapeutico.
18 e qualcosa: poco meno di 2 ore all’ora x
Mi sdraio e chiudo gli occhi. Cerco nella mia testa qualche idea o
parola da estrarre in un’eventuale conversazione prima dell’eventuale
primo bacio. La visione dell’interno della mia testa è un vuoto
assoluto. Non so cosa mi dirai tu, dunque non so cosa ti risponderò io.
Bevo una tisana che si chiama RELAX. Mancano meno di due ore.
19 (in punto): - 1 ora
Per ovviare al vuoto mentale prendo un quotidiano. Ritaglio. Nei
quotidiani ci sono molte parole. Me ne metto un po’ in tasca. Me ne
copio alcune sulle mani. Cerco di impararne almeno cinque a memoria.
Prendo anche dei pezzi di punteggiatura. Virgole, puntini di
sospensione... Infine un punto esclamativo!, che incollo sotto
l’orologio, così quando mi soffermerò a guardare il mio polso sinistro
tu avrai il timore che io mi stia annoiando. Ma poi ti stupirò
esclamando qualcosa del tipo: tu droghi il tempo! (Far-spaventare è il
presupposto del far-innamorare.)
19.19: - 41 minuti all’ora x
Questi mi sembrano l’ora e i minuti giusti per iniziare a vestirmi. Ho
due possibilità: vestire la me-bambina o vestire la me-donnina. Il mio
armadio contiene una spaccatura tra gli abiti per l’una e per l’altra.
Sì perché, sebbene io sia single, ho almeno due personalità. Quale
mostrarti? Opto per la soluzione confusiva: maglietta nera (da bambina
o donnina) gonna nera (da donnina) gambaletti a righe (da bambina)
rossetto rosso (da donnina) mollettina abbassa-ciuffo (da bambina). Nel
caso tu preferisca poi la bambina, potrei estrarre a fine cena un lecca
lecca dalla borsetta. Nel caso tu preferisca poi la donnina, potrei
togliermi all’ultimo momento la molletta.
Chiara Zocchi
Corriere della Sera 11 ottobre 2005

patrizia cavalli
Se ora tu bussassi alla mia porta
e ti togliessi gli occhiali
e io togliessi i miei che sono uguali
e poi tu entrassi dentro la mia bocca
senza temere baci diseguali
e mi dicessi "Amore mio,
ma che è successo?", sarebbe un pezzo
di teatro di successo
onda su onda

Una caldaia guasta in pieno dicembre
Un biglietto per Mullur
Perdere un sandalo
Incontrare due bambini-folletti
Conoscere sulla spiaggia una donna italiana
Il primo discorso davanti a un pubblico di bambini
Ecco, sono
arrivata a leggere fin qui: è "L'onda del porto", l’ultimo libro di
Emanuele Trevi il quale già con “Senza verso. Un’estate a Roma”
(Laterza, 2005) ci aveva fatto appassionare alle sue passeggiate come
alle tappe di un piccolo viaggio.
cosa non si fa per l'uomo pecora!
è stato tradotto ed è uscito per longanesi, nel 1992.
poi, di questo libro, si sono perse le tracce. impossibile trovarlo.
ora, chi l'ha comprato allora e lo tiene come reliquia preziosa, faccia
un atto di generosità. ce lo dica, ci racconti, ci faccia sapere. ce lo
presti. se invece è uno di quei libri che comprati o capitati nella
libreria di casa per caso non ha più nulla a che vedere col possessore,
se è un libro di cui il possessore vuole disfarsi, c'è chi è disposto
ad acquistarlo.
(è per fare felice una mia amica).
l'uomo pecora, haruki murakami, longanesi 1992
emanuele trevi, l'onda del porto
L'onda
del porto
un sogno fatto in Asia
emanuele trevi, Laterza
un'ora sola...
Ore 19, 36 dovrebbe arrivare questo treno da bologna…
Ore 19, 45 il treno da bologna in arrivo al binario 5.
Ore 19, 47 abbraccio .
Ore 19,48 “andiamo a casa mia a piedi, tanto è vicino, e non piove. guarda, guarda che scarpe che mi sono comprato!”
Ore 19, 48 ma sicuro che è andato a bologna per un’intervista?
Ore 20, 15 “prima di salire a casa, mangiamoci un kebab, va’ ”. “ok. Pure con tutta la cipolla, va’ ” .
Ore 20, 30 casa (sua). resoconto dettagliato del viaggio, delle
persone in treno, del tempo, del pranzo, inframezzato da
osservazioni e divagazioni su: il prossimo libro, l’editore c’è o ci
fa? cd masterizzato (“senti che bello!”) regalato ieri da una
amica, (“no, non la conosci”).
Ore 21 andare o no alla presentazione del libro di R. V.? è in una libreria in centro.
Ore 21, 05 lavati ossessivamente i denti per via della cipolla di cui prima.
“ma stai andando a una presentazione, mica a un appuntamento amoroso!”. ridere.
Ore 21, 30 posteggiare moto, sfilare casco e guantini, osservare libri in vetrina con indifferenza (finta).
Ore 22 in libreria un po’ di persone, bel clima. finito primo intervento, tocca al secondo.
Ore 22, 30 finito secondo intervento, tocca all’autore.
Ore 22, 45 l’autore.
Ore 23 saluti, strette di mano, bacetti, ciaociao come va, ciaociao di qui ciaociao di là.
autore trattenuto dagli amici.
“non farò certo quella che va lì con la sua copia ‘mi faresti la
dedica’? no, io no. mai”. Già guardo l’uscita ma c’è il critico del
secondo intervento, accerchiato da due bionde, che blocca il passaggio.
“ ’mbè? che male c’è?” , “no, senti, non mi avvicino neanche:
timidezza”, “ma valà, timidezza!? non te la fai fare la dedica per via
della cipolla!”
Ore 24 sauthern comfort, pub sotto casa (mia)
Ore 01 sul divano rosso
Ore 02 sul divano rosso
Ore 03 sul divano rosso










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