tè sul tappeto

Rovescio il tè sul tappeto.
Lui è di spalle.“Ah queste donne” dice mentre accende un bastoncino di incenso. Queste
donne? Il tè un’ombra che si vede appena, sul tappeto. Perché sono una
deficiente, mi trema la mano, mi trema la voce, è la fine, ora se ne
accorge, ora lo vede, ora lo capisce. Che io sono venuta fin a qui a
piedi, anche se si moriva di freddo, che l’autobus l’ho aspettato, sì,
ma avevo troppa fretta. Che ho pensato cento volte: vado no non vado e
lo sapevo che sarei andata ma lo stesso mi sono torturata nel dubbio,
così, per puro masochismo. Che mi tremano le ginocchia, per la strada
fatta di corsa, per le scale, quattro piani da salire, per i passi
piccoli nella piccola stanza mentre mi muovo appena, “sì sì, grazie mi
siedo, ecco, mi siedo qui”. Si è voltato, mi invita ad accomodarmi sul
tappeto, lo fa pure lui, si toglie le scarpe, faccio lo stesso, poi
appoggia i gomiti sui cuscini, mette la sua tazza di fianco. Ecco,
guarda questa donna come si
sente deficiente ora, come fissa la macchia calda sul tappeto, come si
concentra sull’odore dell’incenso e infila il naso nella tazza per
sentire l’odore del tè, per calmarsi un poco. Già, queste donne. Un
sorso. Sorrido. Mi trema sulla bocca questo sorriso di paura, cazzo!,
non so più nemmeno sorridere. Non riesco a: bere, sorridere e respirare
contemporaneamente. Non sono una persona normale, io. No, non sono
normale. Mi viene da piangere. Già che c’era era meglio che mi offriva
una camomilla. Mi aggrappo con tutte e due le mani a questa tazza
azzurra e ci guardo dentro come si guarda dentro al pozzo dei desideri.
Ma perché io sono qui, cosa sono venuta a fare? Sento all’improvviso la
punta delle sue dita sulla mia nuca. A occhio e croce dovrebbe essere
una carezza. Ma io stavo deglutendo. È stato come inghiottire una cosa
bollente, senza nemmeno masticarla. Una patata, tipo.
Quando
sarò andata via da lì mi dirò che comunque ne è valsa la pena. E che
dopotutto il tappeto lo può comunque smacchiare in tintoria, sempre che
se ne accorga. L’unica cosa importante da fare è, la prossima volta,
dirglielo che al tè verde io sono allergica.





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