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a domani
( ma si vede l'immagine? perché sto sperimentando una nuova opzione del template)
Questa mattina: Al caffè Cornelia i camerieri sono così gentili; il tempo passa…
e passa…
e passa
e…
Ieri sera: riletto Cernà Jana, parlato al telefono, spostato il vaso
bianco con i girasoli – dal quel tavolo all’altro tavolo
Io dovrei: finire i miei appunti sulla punteggiatura, pensare al
matrimonio di Ilaria, scrivere la mia introduzione. Pensare alla cena
di domani, mettere in frigo le bottiglie, almeno.
Tu dovresti: parlarmi con chiarezza, fornirmi dati precisi, date, il momento in cui, il giorno che..
Io dovrei: smetterla per un po’
Io dovrei: cercare un’altra casa prima o poi, organizzare con Giorgia
il trasloco del mio nuovo letto. Chiamare qualcuno, dirgli voglio
vedere la campagna, camminare a piedi, andiamo..
Tu dovresti: tornare
Tu dovresti: non piacermi più
Tu dovresti: darmi un bacio
una lettera di Marina
Amico caro,
Voi mi avete restituito alla
vita, quella in cui tante volte ho provato a vivere senza riuscirci,
neanche un’ora. Per me era un paese straniero. Oh, sto parlando della
vita con la maiuscola – non quella, minuscola, che adesso ci separa! …
Caro, Voi avete creduto in me, avete detto: “potete tutto”, e io
probabilmente, posso tutto. Invece di andare in estasi per le mie
infermità terrestri, rendendo pieno omaggio all’altro che è in me,
avete detto: “sei ancora viva. Così non può continuare” – e
veramente non può, giacché la mia “incapacità di vivere” per me è
sofferenza. Gli altri si sono sempre comportati da esteti: si godevano
lo spettacolo – oppure da deboli: mi compativano. Nessuno cercava di
guarirmi … le persone, in me, assecondavano il mio sdoppiamento. Era un
processo crudele. Bisognava curarmi – o uccidermi. Voi, semplicemente,
avete cominciato ad amarmi…
Amo i Vostri occhi… Amo le
vostra braccia… la subitaneità dei Vostri turbamenti, l’imprevedibilità
del vostro sorrisetto ironico. Come siete profondamente sincero! E come
– malgrado tutta la vostra raffinatezza – semplice! Un giocatore che mi
ha insegnato l’umanità. Oh, forse voi e io non eravamo essere umani,
nessuno dei due, prima di incontrarci! Io ho detto: esiste l’Anima, Voi
mi avete detto: esiste la Vita.
Io non voglio ricordi, non
voglio memoria, ricordare è lo stesso che dimenticare, non ci si
ricorda della propria mano: esiste. Sii!
Mio Arlecchino, mio
Avventuriero, mia Notte, mia felicità, mia passione. Ora andrò a letto
e ti prenderò con me. Dapprima sarà così: la mia testa sulla tua
spalla, tu dici qualcosa, ridi. Porto la tua mano valle labbra – la
ritrai – non la ritrai più – le tue labbra sulle mie labbra, aderire
profondo, e penetrare – la risata si spegne, finiscono le parole
e – più vicino, più in profondità ,più in tepore , più in
tenerezza – e l’ormai intollerabile dolcezza che tu sai
prolungare in modo così splendido, esperto.
Leggi e rammenta. Chiudi gli occhi e ricorda. La tua mano sul mio seno – ricorda. Le labbra che mi sfiorano …
Caro…
E poi riderai, e parlerai, e ti
addormenterai, e quando di notte ti bacerò nel sonno, ti tenderai
subito e teneramente verso me, anche se non aprirai gli occhi.
M.
A Konstantin Boleslavc Rodzevic,
Praga 23 settembre 1923





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