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di mattatoia (01/09/2005 - 17:17)



l'immagine anticipa il prossimo post...
a domani
( ma si vede l'immagine? perché sto sperimentando una nuova opzione del template)

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di mattatoia (01/09/2005 - 16:56)

Questa mattina: Al caffè Cornelia i camerieri sono così gentili; il tempo passa…
e passa…
e passa
e…
Ieri sera: riletto Cernà Jana, parlato al telefono, spostato il vaso bianco con i girasoli –  dal quel tavolo all’altro tavolo

Io dovrei: finire i miei appunti sulla punteggiatura, pensare al matrimonio di Ilaria, scrivere la mia introduzione. Pensare alla cena di domani, mettere in frigo le bottiglie, almeno.
Tu dovresti: parlarmi con chiarezza, fornirmi dati precisi, date, il momento in cui, il giorno che..
Io dovrei: smetterla per un po’
Io dovrei: cercare un’altra casa prima o poi, organizzare con Giorgia il trasloco del mio nuovo letto. Chiamare qualcuno, dirgli voglio vedere la campagna, camminare a piedi, andiamo..
Tu dovresti: tornare
Tu dovresti: non piacermi più
Tu dovresti: darmi un bacio


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una lettera di Marina

di mattatoia (01/09/2005 - 11:34)

Amico caro,
Voi mi avete restituito alla vita, quella in cui tante volte ho provato a vivere senza riuscirci, neanche un’ora. Per me era un paese straniero. Oh, sto parlando della vita con la maiuscola – non quella, minuscola, che adesso ci separa! … Caro, Voi avete creduto in me, avete detto: “potete tutto”, e io probabilmente, posso tutto. Invece di andare in estasi per le mie infermità terrestri, rendendo pieno omaggio all’altro che è in me, avete  detto: “sei ancora viva. Così non può continuare” –  e veramente non può, giacché la mia “incapacità di vivere” per me è sofferenza. Gli altri si sono sempre comportati da esteti: si godevano lo spettacolo – oppure da deboli: mi compativano. Nessuno cercava di guarirmi … le persone, in me, assecondavano il mio sdoppiamento. Era un processo crudele. Bisognava curarmi – o uccidermi. Voi, semplicemente, avete cominciato ad amarmi…

Amo i Vostri occhi… Amo le vostra braccia… la subitaneità dei Vostri turbamenti, l’imprevedibilità del vostro sorrisetto ironico. Come siete profondamente sincero! E come – malgrado tutta la vostra raffinatezza – semplice! Un giocatore che mi ha insegnato l’umanità. Oh, forse voi e io non eravamo essere umani, nessuno dei due, prima di incontrarci! Io ho detto: esiste l’Anima, Voi mi avete detto: esiste la Vita.

Io non voglio ricordi, non voglio memoria, ricordare è lo stesso che dimenticare, non ci si ricorda della propria mano: esiste. Sii!

Mio Arlecchino, mio Avventuriero, mia Notte, mia felicità, mia passione. Ora andrò a letto e ti prenderò con me. Dapprima sarà così: la mia testa sulla tua spalla, tu dici qualcosa, ridi. Porto la tua mano valle labbra – la ritrai – non la ritrai più – le tue labbra sulle mie labbra, aderire profondo, e penetrare – la risata si spegne, finiscono le parole e  – più vicino, più in profondità ,più in tepore , più in tenerezza –  e l’ormai intollerabile dolcezza che tu sai prolungare in modo così splendido, esperto.
Leggi e rammenta. Chiudi gli occhi e ricorda. La tua mano sul mio seno –  ricorda. Le labbra che mi sfiorano …
Caro…
E poi riderai, e parlerai, e ti addormenterai, e quando di notte ti bacerò nel sonno, ti tenderai subito e teneramente verso me, anche se non aprirai gli occhi.
M.

A Konstantin Boleslavc Rodzevic,
Praga 23 settembre 1923


Il 31 agosto 1941 Marina Cvetaeva si impicca.

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