Ciao sono mattatoia
Vedi il mio profilo


Settembre 2005

DLMM GVS
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

I miei links preferiti

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Settembre 2005

je m'en fous

di mattatoia (30/09/2005 - 12:35)

Zucchero: il fondo del barattolo
Sale: una manciata appena
Frigo: vuoto, se si esclude una birra cinese che avrebbe dovuto accompagnare una pessima cena - cinese, a domicilio - davanti alla tv.
Sono il cliché più noiso del mondo.
E me ne vanto.

Vota questo post

di mattatoia (29/09/2005 - 11:40)

Convincetemi che vi sono necessaria - sono stanca di essere un lusso!
                                                                                                                                                                                                           marina cvetaeva

Vota questo post

di mattatoia (29/09/2005 - 11:37)

Ha deciso di corteggiarmi fino all’alba. Volteggia sulla testa. Insiste sugli occhi. La mia insonnia cattiva e gentile. La notte ha questo respiro lunghissimo. Mentre.
Mentre tu non avrai perso tempo.
Avrai riavvolto il nastro.
Per necessità, dici. C’è sempre da imparare, dico.
Dallo scatto della macchina ad un semaforo, dallo start di una gara. E anche da te.
 
giugno2005


Vota questo post

Una siciliana a Susegana

di mattatoia (23/09/2005 - 17:03)

Per prima cosa sente freddo. Un freddo boia. Ma resisite. Poi si dedica con piacere e devozione al prosecco (ma non solo), poi incontra Roberto Tossani davanti al banchetto dei libri della mostra della piccola e media editoria, al castello di San Salvatore. E sono parole in accento siculo e parole in accento veneto che viaggiano a mezz’aria…

Vota questo post

una volta, le lettere

di mattatoia (22/09/2005 - 11:19)

"Ten, caro adorato Ten le tue cartoline ti giuro mi fanno ritornare bambina. Quando Le ricevo ho la sensazione come se tu volessi aiutarmi a vivere e aiutare te stesso..."
Così scrive Anna Magnani al suo amico Tennessee Williams, nel novembre del 1958

Vota questo post

di mattatoia (21/09/2005 - 17:36)

Andate via per sempre
per sempre
lasciate cadere
per terra
tutte le cose
come giocattoli guasti
la colpa commessa, ma ai danni di chi?
Perpetrare il danno – questa infelicità.
Questa infelicità domestica,
nel caffè,
nella porta di casa tutti i giorni alle spalle…
Non mancava il coraggio, è mancata la fortuna, il tempo…
Maturano le parole sopra il foglio bianco
e si scelgono tra loro per restare insieme
io così, aspettavo i giorni giusti,
io la sposa io l’amante, cosa sono stata,
cosa altro ancora posso diventare?
E se adesso io non ci provassi più
a sollevarmi dal letto la mattina…
Per cosa vale la pena ancora,
per questo disperato buio,
per il posto vuoto al mondo
il posto dei figli che non ho, che non verranno mai,
io per sempre qualcos’altro
– o niente
andare via per sempre,
come una bella giornata,
in ottobre,
sono per sempre
un calendario trascorso,
un giorno
finito
non so dove


Vota questo post

due poesie..

di mattatoia (20/09/2005 - 15:51)

dai posacenere in giardino
divenuti sotto la pioggia
scodelle per l’acqua –
ho appreso la calma,
a riempire
e a svuotare
il cuore,
            a caso








accompagnare col pensiero la discesa d’acqua
dall’ombrello dentro la camicetta,
cercare il telefono nella borsa
le chiavi
la maniglia
cominciare
andare calma, andare di corsa
la scolatura d’acqua, la manica
    ad essere fuori posto
    si finisce col fare l’amore
                   come capita



Vota questo post

di mattatoia (20/09/2005 - 15:31)

              ci sono sempre, dentro di noi,
              queste due: quella che resta,
              quella che va via -

        

eleanor wilner

Vota questo post

di mattatoia (20/09/2005 - 15:26)

sono quella
che va via, sempre
via con la casa
che può solo restarmi dentro
il sangue - la mia casa che non ha posto
                     in nessuna geografia.



(Sujata Bhatt, Il colore della solitudine)

Vota questo post

facciamo che una notte

di mattatoia (16/09/2005 - 11:34)


facciamo che una notte di queste
ti vengo a trovare
sulla bocca la luna, il tuo nome
ti vengo a trovare
con i miei capelli, la pentola vuota
i denti
la diga
rapida, appunto

ti vengo a trovare

Vota questo post

di mattatoia (14/09/2005 - 18:27)

Vota questo post

di mattatoia (14/09/2005 - 17:55)

...
...
...
E come stai?

Come stai? come stai si chiede solo a un malato,
o ai parenti lontani

Sorry, javascript must be enabled to use this form.

Vota questo post

sono la parolina

di mattatoia (14/09/2005 - 11:08)

sono la parolina
che ti arriva all’orecchio
  di notte
io il suono
il bisbiglio
il frastuono
la nenia
     che non t’addormenta

Vota questo post

abitare

di mattatoia (09/09/2005 - 17:08)


Mentre la redazione è una nube tossica perché cinque (5) persone fumano infischiandosi della mia lacrimazione e di miei colpi di tosse, io oltre a tossicchiare e a farmi arrossare gli occhi, passo da un dizionario etimologico ad un altro, inseguendo un filo non di fumo ma di pensieri.
La parola è: abitare ma anche abito (vestito). Entrambe conducono ad habere, possedere, avere.
Le mie riflessioni si spingono fino al concetto di corpo ma le mie riflessioni ve le risparmio. Saranno più interessanti le vostre.

Vota questo post

...

di mattatoia (08/09/2005 - 12:33)

Non mi riconoscerai
    – al mio ritorno
nemmeno dalla voce
o da un gesto che ho
con la mano

di scacciare un insetto
come fosse un pensiero


Vota questo post

tè sul tappeto

di mattatoia (06/09/2005 - 17:00)



Rovescio il tè sul tappeto.
Lui è di spalle.“Ah queste donne” dice mentre accende un bastoncino di incenso. Queste donne? Il tè un’ombra che si vede appena, sul tappeto. Perché sono una deficiente, mi trema la mano, mi trema la voce, è la fine, ora se ne accorge, ora lo vede, ora lo capisce. Che io sono venuta fin a qui a piedi, anche se si moriva di freddo, che l’autobus l’ho aspettato, sì, ma avevo troppa fretta. Che ho pensato cento volte: vado no non vado e lo sapevo che sarei andata ma lo stesso mi sono torturata nel dubbio, così, per puro masochismo. Che mi tremano le ginocchia, per la strada fatta di corsa, per le scale, quattro piani da salire, per i passi piccoli nella piccola stanza mentre mi muovo appena, “sì sì, grazie mi siedo, ecco, mi siedo qui”. Si è voltato, mi invita ad accomodarmi sul tappeto, lo fa pure lui, si toglie le scarpe, faccio lo stesso, poi appoggia i gomiti sui cuscini, mette la sua tazza di fianco. Ecco, guarda questa donna come si sente deficiente ora, come fissa la macchia calda sul tappeto, come si concentra sull’odore dell’incenso e infila il naso nella tazza per sentire l’odore del tè, per calmarsi un poco. Già, queste donne. Un sorso. Sorrido. Mi trema sulla bocca questo sorriso di paura, cazzo!, non so più nemmeno sorridere. Non riesco a: bere, sorridere e respirare contemporaneamente. Non sono una persona normale, io. No, non sono normale. Mi viene da piangere. Già che c’era era meglio che mi offriva una camomilla. Mi aggrappo con tutte e due le mani a questa tazza azzurra e ci guardo dentro come si guarda dentro al pozzo dei desideri. Ma perché io sono qui, cosa sono venuta a fare? Sento all’improvviso la punta delle sue dita sulla mia nuca. A occhio e croce dovrebbe essere una carezza. Ma io stavo deglutendo. È stato come inghiottire una cosa bollente, senza nemmeno masticarla. Una patata, tipo.
Quando sarò andata via da lì mi dirò che comunque ne è valsa la pena. E che dopotutto il tappeto lo può comunque smacchiare in tintoria, sempre che se ne accorga. L’unica cosa importante da fare è, la prossima volta, dirglielo che al tè verde  io sono allergica.

Vota questo post

di mattatoia (02/09/2005 - 11:02)

La fedeltà la vogliamo non da Penelope ma da Carmen – si apprezza solo la fedeltà di DON GIOVANNI! Conosco anch’io questa tentazione. È una cosa crudele: amare per la fuga – e pretendere (dalla Fuga!) pace.
(Marina Cvetaeva)

l'illustrazione Don Juan me la regala Luigi Ricca, visitate il suo sito www.luigiricca.it

Vota questo post

il prossimo post

di mattatoia (01/09/2005 - 17:17)



l'immagine anticipa il prossimo post...
a domani
( ma si vede l'immagine? perché sto sperimentando una nuova opzione del template)

Vota questo post

di mattatoia (01/09/2005 - 16:56)

Questa mattina: Al caffè Cornelia i camerieri sono così gentili; il tempo passa…
e passa…
e passa
e…
Ieri sera: riletto Cernà Jana, parlato al telefono, spostato il vaso bianco con i girasoli –  dal quel tavolo all’altro tavolo

Io dovrei: finire i miei appunti sulla punteggiatura, pensare al matrimonio di Ilaria, scrivere la mia introduzione. Pensare alla cena di domani, mettere in frigo le bottiglie, almeno.
Tu dovresti: parlarmi con chiarezza, fornirmi dati precisi, date, il momento in cui, il giorno che..
Io dovrei: smetterla per un po’
Io dovrei: cercare un’altra casa prima o poi, organizzare con Giorgia il trasloco del mio nuovo letto. Chiamare qualcuno, dirgli voglio vedere la campagna, camminare a piedi, andiamo..
Tu dovresti: tornare
Tu dovresti: non piacermi più
Tu dovresti: darmi un bacio


Vota questo post

una lettera di Marina

di mattatoia (01/09/2005 - 11:34)

Amico caro,
Voi mi avete restituito alla vita, quella in cui tante volte ho provato a vivere senza riuscirci, neanche un’ora. Per me era un paese straniero. Oh, sto parlando della vita con la maiuscola – non quella, minuscola, che adesso ci separa! … Caro, Voi avete creduto in me, avete detto: “potete tutto”, e io probabilmente, posso tutto. Invece di andare in estasi per le mie infermità terrestri, rendendo pieno omaggio all’altro che è in me, avete  detto: “sei ancora viva. Così non può continuare” –  e veramente non può, giacché la mia “incapacità di vivere” per me è sofferenza. Gli altri si sono sempre comportati da esteti: si godevano lo spettacolo – oppure da deboli: mi compativano. Nessuno cercava di guarirmi … le persone, in me, assecondavano il mio sdoppiamento. Era un processo crudele. Bisognava curarmi – o uccidermi. Voi, semplicemente, avete cominciato ad amarmi…

Amo i Vostri occhi… Amo le vostra braccia… la subitaneità dei Vostri turbamenti, l’imprevedibilità del vostro sorrisetto ironico. Come siete profondamente sincero! E come – malgrado tutta la vostra raffinatezza – semplice! Un giocatore che mi ha insegnato l’umanità. Oh, forse voi e io non eravamo essere umani, nessuno dei due, prima di incontrarci! Io ho detto: esiste l’Anima, Voi mi avete detto: esiste la Vita.

Io non voglio ricordi, non voglio memoria, ricordare è lo stesso che dimenticare, non ci si ricorda della propria mano: esiste. Sii!

Mio Arlecchino, mio Avventuriero, mia Notte, mia felicità, mia passione. Ora andrò a letto e ti prenderò con me. Dapprima sarà così: la mia testa sulla tua spalla, tu dici qualcosa, ridi. Porto la tua mano valle labbra – la ritrai – non la ritrai più – le tue labbra sulle mie labbra, aderire profondo, e penetrare – la risata si spegne, finiscono le parole e  – più vicino, più in profondità ,più in tepore , più in tenerezza –  e l’ormai intollerabile dolcezza che tu sai prolungare in modo così splendido, esperto.
Leggi e rammenta. Chiudi gli occhi e ricorda. La tua mano sul mio seno –  ricorda. Le labbra che mi sfiorano …
Caro…
E poi riderai, e parlerai, e ti addormenterai, e quando di notte ti bacerò nel sonno, ti tenderai subito e teneramente verso me, anche se non aprirai gli occhi.
M.

A Konstantin Boleslavc Rodzevic,
Praga 23 settembre 1923


Il 31 agosto 1941 Marina Cvetaeva si impicca.

Vota questo post