Si ispessisce il cielo oltre la finestra di questa redazione nel cuore di Roma. È grigio, ma so che il tempo è mutevole…
Metto giù degli appunti che
dovrebbero preparare una introduzione e lo faccio con una fatica (e una
paura) inenarrabile, cosa che andrebbe al massimo confidata a un amico,
piuttosto che affidata a un blog, mi rendo conto.
Vi lascio i versi di Amelia Rosselli, perché sono pieni di calma e mi piace così, adesso.
E poi vi lascio dei miei versi, firmati con le iniziali del mio nome, aperti ad ogni commento.
Eri come si deve essere
nel verde nulla della passione spenta
calando verso il suolo leggermente chino
come quel monte di cui la pagina non ha spazio
Amelia Rosselli
posso raffigurarti ora come un mattino bianco
lavatoio –
nella tranquillità di questa brioche sul piattino
ho uno sguardo soffice, ormai
nessuna distrazione
d.d.
assomigliare alla scrittura
La nostra scrittura ci dovrebbe somigliare, ma fino a un certo punto.
Dovrebbe somigliare, più che a noi come siamo, a noi come vorremo
essere. Non nel senso, è ovvio, di una nostra immagine ripulita,
ideale, da catechismo o da fioretto (fosse pure un fioretto del male).
Dovrebbe somigliare alla nostra faccia come sarebbe se noi vi potessimo
esprimere non il misto di noia, indifferenza e svagatezza che
costituiscono l’umore medio, ma la tensione concentrata o il
rilassamento felice che esprimiamo nei momenti migliori (…). Chiunque
abbia letto una pagina di uno scrittore che conosca anche di persona
avrà ritrovato nella sua scrittura qualcosa della sua carne, della sua
voce, del suo passo.
Antonio Franchini
no fetish

la mia parte del corpo più fotografata, inquadrata, ripresa in questa lunga estate tutta in digitale.





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