nel senso proprio della parola
Tuttavia,
pensò:
che amare veramente nel senso proprio della parola avrebbe dovuto
essere un'esperienza illuminante quasi come recitare a teatro col
pubblico in delirio e i palchi stracolmi di gente ma poi si domandò
quanto a lungo un'esperienza illuminante può restare illuminante? E se
diventa troppo illuminante - che si fa?
(tratto dal racconto "il dilemma di damocle" di davide l. malesi)
Colgo l'invito di davide (licenziamentodelpoeta.splinder.com) ed ecco i:
Libri della mia biblioteca
Non so rispondere. La mia biblioteca è dispersa negli scaffali delle
librerie di casa di mia nonna, di casa di mia madre, in Sicilia, alcuni
sono rimasti in una cantina negli scatoloni di un trasloco, altri libri
vivono con me nel mio micro monolocale romano. Altri li tengo sulla
mensola alle mie spalle nella redazione in cui lavoro e sulla
scrivania. Altri libri girano nelle case di quelli a cui li ho
dati/prestati/regalati. qualche libro di poesia, ammetto, l’ho
consumato sui divani della feltrinelli di torre argentina, a roma.
Qualche libro lo prendo in biblioteche pubbliche, compro sempre meno
per mancanza di spazi in cui custodirli.
L’ultimo libro che ho comparto
Oggi: Poesie (1980-1992), Valerio Magrelli, einaudi
Tre libri che consiglio
Un libro semplice e ricco, un titolo che vale per ogni tipo di
lettore: Dance dance dance di murakami, enaudi. Certo, non è in
assoluto il mio libro preferito, tuttavia…
le lettere di marina cvetaeva, (deserti luoghi, il paese dell’anima) due volumi adelphi che mi piacciono moltissimo.
Una solitudine troppo rumorosa, di b. hrabal
(consiglio insolito: leggere le riviste. Nuovi argomenti, maltese romance, adelphiana, i volumi “panta”)
5 blogger a cui passo il testimone
i 5 blogger sono 4: gambino (danielagambino.splinder.com),
d'agostino(mimangiasseroigrilli.splinder.com), vocativo
(vocativo.splinder.com) e tossani(robertotossani.splinder.com)
Chi vorrei essere se dovessi rinascere
Vorrei rinascere me stessa ma con un talento più spiccato per la vita. Oppure forse solo un po’ più saggia.
la
piattaforma di clarence qui in questo mac che c'è in redazione non mi
permette di visualizzare le icone indi non posso mettere i link e fare
le cose per benino. non sono una blogger io, aspiro.
come un uccello
mi tenevo senza legacci appesa
al tuo avambraccio
uccello
prima del diluvio
ignaro
a contemplare i cirri
...
E dunque è un addio, questo
che mi avvolge le lenzuola
e mi porge
uova alla coque col sale,
triste come un regalo
che torna indietro,
un regalo brutto,
un incartamento venuto male
ricordi quella signora...
ad Anne Sexton
Ricordi quella signora col vestito di rosso
coi bottoni da cima a fondo
dal colletto cinese alle caviglie
ricordi come le si aprivano i bottoni
ad ogni poesia uno dal fondo
uno da cima - rivelando piano piano
il décolleté
e le cosce. Questa è la trama
di una poetessa.
Karen Alkalay-Gut
krumm, case e il mio telefonino
mi succede oggi per la prima volta. sono in autobus, ho trovato un posto libero. ho il libro di Krumm sulle ginocchia. in copertina c'è una sedia. mi gira un verso in testa, due parole, un inizio di frase, una immagine: le mattonelle della cucina. amo gli interni, è la mia fissazione, la casa, le stanze. sarà perché di case ne ho avute tantissime che è come dire nessuna e ora vivo in un monolocale (la misura della solitudine!) e se mi sposto, sono in un'altra casa di due stanze (la misura di una solitudine generosa, accogliente). e allora, ci sono queste mattonelle della cucina, nella mia testa, e le vedo gialle, che è un colore che lascia poche speranze. ma non ho una penna con me, strano, insolito, ma è così, non una matita, una cosa qualsiasi con cui graffiare sul mio quadernetto. e le mattonelle gialle restano nella mia testa per un po', poi tiro fuori il cellulare e scrivo lì. mi fissi/ come la mattonella gialla/ della cucina/ in questo maggio feroce/ da sembrare agosto/ dalla soglia di una domanda/ mi sposto.
libri e luoghi
Decidete quale sarà il libro che vi accompagnerà durante le vostre vacanze? Quando avviene la decisione? Come? È causale? È legata al luogo? Fate distinzione tra letture estive e letture invernali? Il libro, come un vestito.
anna achmatova
vivo come il cuculo dell'orologio,/non invidio gli uccelli nei boschi./ Mi danno la carica e canto./Sai, una simile sorte/solo a un nemico posso augurarla. (1911)
andare a letto con uomo e dimenticarselo la mattina dopo
succede a nina, nel film amatemi. (isabella ferrari, diretta dal marito). interessanti i dettagli. solo quelli. quando la macchina da presa indugia sui capelli, sulla bocca. lei è bella, con un tratto debole, tremante nel viso. interessante l'ambiente del super supermercato. la banalità è sempre sfiorata e poi ogni volta ce ne salviamo. ma comunque è la storia sulla vacuità assunta a valore per accettare la vita, se stessi.in una intervista la ferrari dice: vorrei che le donne uscendo dal cinema guardassero il cielo. che si sentissero leggere. io sono uscita che mi guardavo le scarpe e poi quali donne?
vanessa ambrosecchio (a proposito di acqua)
“Venezia è femmina. Non lo vedi subito. Planandoci sopra, un labirinto di terre fra le acque e acque fra terre: un’impronta di gheriglio, ma con una grafia garbata, le curve tratteggiate da un polso educato… Ci sono bocche a forma di portoni, chiostre di ferro, ma sfondano, non hanno pavimento, e simili a grotte sono condannate a inghiottire il mare per l’eternità. Ufficialmente lì entrano le barche: svoltano agili e il molo di casa le inghiotte, scendono nel buio marcio non sai fin dove e non ne hai più traccia”. (vanessa ambrosecchio, cico c'è, einaudi 2004)
panta rei
il fiume delicatamente si torce. bello che sei fiumicino cadaverino. ti pescano. siedi come un cane (amelia rosselli) mio fiume anche, tu tevere fatale ora che notte già turbata scorre (giuseppe ungaretti) il fiume se ne va lentigginoso per via della brezza che non lo lascia più. è una pantera questo fiume brigante. non chiede nessuna compagnia (amelia rosselli)
post cena
succede che io debba buttare via il cibo. dopo averlo lasciato a lungo dentro al frigo – troppo a lungo. o perché sbaglio le quantità, o perché non torno a casa, torno tardi. succede anche che in un giorno come questo, io abbia fatto la spesa – salmone, spinaci, ciliegie, candele – arrivando di mattina presto in centro, nella zona in cui lavoro, e mi sia gettata allegramente sotto il sole, tra i banconi colorati e festosi del mercato di campo de’fiori. e succede che qualche ora dopo la persona che si è invitata a cena il giorno precedente, mi dica che non viene più. capita che io resti indecisa per un paio di secondi sul da farsi, se ridere perché questa cosa mi succede regolarmente con questa tal persona, se piangere perché questa cosa mi succede regolarmente con questa tal persona, se darmi dell’idiota perché questa cosa… o se scriverne un post. (p.s. non cucino male, giuro. il che, mi sa, depone ancora di più a mio sfavore)
camiciole lenzuola canovacci
una corda invisibile sostiene camiciole lenzuola canovacci, fazzoletti tovaglie canottiere, i miei gomiti pesanti sulla tavola il tuo frugare a vuoto dentro al piatto il mio sillabare il tuo occhio in fuga questa calda noia serale
isole. Guida vagabonda di Roma di Marco Lodoli
Ho lasciato il libro di Franco Stelzer "Ano di volpi argentate" al mio amico divoratore di libri e scrittore affinché pure lui godesse di quelle storie impastate con la morte e con la fulgidezza delle cose unte, incrostate, delle macchie che si allargano sui vestiti come sulla vita, questo è il libro di Stelzer che ho beccato a due euro alla "grotta del libro" in via del pellegrino, piccola strada magica nel cuore di Roma. E ora, in questi giorni buoni per passeggiare, ho per le mani "Isole" di Marco Lodoli, una guida vagabonda di Roma. Di pagina in pagina, ora una Roma immensa e magnifica, ora più gentile, che si sottrae alla vista. Da leggere all’ombra di caffè traboccanti sulla piazza, o sui gradini della chiesetta trovata ad una svolta.
più o meno
A metà prezzo, mezze stagioni, a metà strada, mezza fetta di torta, bicchiere mezzopieno bicchiere mezzovuoto, facciamo a metà?, un discorso a metà, mezza giornata, mezza pagina, un punto e mezzo, mezza porzione, la prima metà, metà campo, la mia metà…
parole a caso...
...che mi piacciono: pulviscolo adamantina sdrucciolevole
Dammi le parole, che non ti vedo
c’è un abete là fuori rilassato dentro una luce
dall’abete al mio sguardo l’inverno non si pronuncia
e l’aria danza su alluci sottili;
dammi un silenzio che si raduni ai
confini
di questa geografia assediata, il tavolo
i libri, le risme di fogli sparse
i cataloghi di grande formato
i titoli dei libri, io giroscopio e centro
nel vetro della mia
assenza;
dammi un silenzio, che nomino per non perdermi le cose
ed escono parole
dammi un desiderio agile come un acrobata
segreto come un dolore
fammi dire vorrei crescessero
parole
e sulla carne di quelle schioccasse
la frusta di un dolore orgoglioso
o rameggiasse un lampo nella notte degli occhi
luminoso come una moneta funebre
e nascesse un’oscurità
rapace
capace di contenerlo:
una nottata di crocifissi, in fiamme;
niente, qui non si vede niente che non sia
nel cerchio delle mie pupille di nottolo
la noia è il pacchetto vuoto che
appallottolo
sulla bilancia delle dita
tu ascolta e poi riascolta ricorda di ascoltare
io chiudo gli occhi io mi trattengo dentro
bendaci quanto basta per vedere.
da Dentro Gerico, Grafiche Tielle, Sequals 2002






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