secondo tentativo
L'AVEVO GIà POSTATA QUESTA POESIA QUI MA CI RIPROVO CON GLI A CAPO AL POSTO GIUSTO. Non credo di poter fare a meno/ dell'incavo latteo dietro il tuo/ ginocchio. Non credo di potere./ Fare a meno delle tue mani, io/ non intendo. Quello che tocchi/ diventa uno di quei giorni di brutto/ tempo: in cui barricarsi in un seraglio/ di lenzuola/ è/ l'unica cosa, l'unica,/ da fare. Le tue/ natiche. Uno scultore - non uno/ dei peggiori – smanierebbe/ di toccarle, di percorrerne/ le geometria con i suoi baci. Sei/ aldilà di ogni redenzione. Ti/ detesto. Per te si può uccidere. Mi/ stupisco di non averlo già fatto./ Ti amo. Di notte, ti scavo in cerca di/ tesori,/ sordo// alle tue urla./ Anche di giorno/ ti scavo, se mi capiti// a tiro. Disgraziata, tu. E io pure. Il mare/ che navighiamo, non conosce approdi./ Davanti/ ai/ miei/ occhi,/ vorrei che tu fossi sempre nuda. La mattina, appena/ sveglia, ancora spettinata e odorosa di sonno, mi dici:/ buongiorno.// Detto da te, diventa un fatto/ di lussuria. La visione dei tuoi gesti/ m'infligge un desiderio tormentoso. Tu:// che ti siedi. Tu:// che leggi. Se leggi// ad alta voce, poi, l'indecisione:// farti tacere chiuderti la bocca infiladoti la lingua tra le/ labbra / oppure godere dell'ossesso che è la tua voce morbida come -// la carne del tuo seno -// ogni tuo gesto/ ogni tuo gesto/ è l'invadenza del temporale che percuote le finestre.// Tu, che ti allacci il reggiseno. Visione ingiusta./ I tuoi seni dovrebbero restare/ liberi, fuggenti. Dovresti essere sempre/ nuda. L' ho già detto? E che m'importa? Tu non mi dai/ retta, continui/ a indossare abiti. Un gesto innocuo// come// ad esempio// calzare un paio di sandali, per uscire/ di casa: fatto da te, è un invito ad abusare del tuo corpo./ Dove/ vorresti andare, poi? Vieni qui, piuttosto.// Farai tardi?// Non m'importa. Per il desiderio che ho/ di te, è sempre tardi. Anche se/ ti ho avuta un momento fa, mi pare un secolo. Sei bella// quando mangi. Devo darti da mangiare io stesso, con la bocca/ dovresti prendere il cibo dalle mie mani. E' ingiusto Dio/ che ti ha fatta come sei. Ti amo. Quando sto/ dentro/ di te, sono vivo.// Fuori, già molto meno./ ./ .// (capitani di lungo corso, di davide l. malesi)
due domande due
chiedo ad ognuno di voi, sia agli affezionati (ma sono più io l'affezionata), sia a chi approda per caso, di dirmi qual
è il libro di lettura che vi accompagna in questo momento. e qual è il
libro più lontano nel tempo che vi ricordate d'aver letto.

che esseri instabili che sono le donne
sui loro tacchi per le vie di roma. se ondeggiano attraversando una piazza, non è per languore o voglie tanghere. è per i sampietrini.

occhi
cose accadute durante il fine settimana: letto Tanizaki, "nostalgia della madre", tranne il primo racconto, letto Moresco "lo sbrego" , comprati girasoli, cinque. letto anche La Stampa, Specchio e Alias ( Il Manifesto , no) e mentre me ne stavo a villa carpegna con riviste e giornali, strizzavo un poco gli occhi. cose che farò domani: finire Tanizaki e Moresco, prendere appuntamento dall'oculista.
ogni tanto cambio pelle
come un serpente. come una che vuole cambiare pelle. ma all'improvviso.
leggere leggere (l'accento c'è ma non si vede)
c'è un libro che mi piace ed è il libro di daniela gambino. se torno a parlarne è perché veramente ne vale la pena."bukowski e babbaluci". leggetelo!
dove vanno a finire le cose?
dove va a finire la notte? dove va a finire l'inverno? dove vanno a finire le parole, le carezze, i giorni, gli anni. i baci, i vestiti. le strade. le case.
la piccola dea
Colgo l’invito di Roberto Varese e provo a tracciare una recensione di La piccola dea, sua opera di esordio, pubblicata da Fazi. Il libro si compone di tre parti, e combina racconti e poesia. Lo ha scovato un mio amico in una libreria di Roma: lo teneva aperto ad una pagina non identificata, aveva una espressione sospesa, di chi ha appena fatto una scoperta. La scoperta infatti è tutta nella atmosfera che la scrittura di Varese riesce a restituire attraverso una lingua che si misura con il raccontare e descrivere la fatica di vivere un giorno dietro l’altro, la solitudine, il sogno, come se fossero esperienze semplici. E infatti qui un po’ lo sono: diventano esperienza semplice un incontro, una bella giornata, una passeggiata, un viaggio in treno così come una felicità breve o il buio della depressione, perché il protagonista è un uomo dal passo lieve, un uomo che sa rendere poetico il proprio tormento, un uomo che, nel suo vagheggiare sensibile e distratto, non rinuncia a chiedersi dove va la vita, che fine fanno i sogni, che si apre alle sue giornate con incanto – straordinario, inconsapevole – e contemporaneamente con disincanto, un uomo quindi che desidera. L’amore, le sue illusioni, la sua ricerca; la natura, osservazione del paesaggio sembrano questi i temi della piccola dea ma a ben vedere è un'altra la cifra che imprime un segno a queste pagine, ed è la vacanza. La vacuità e il disancoraggio, sentirsi parte di un movimento e sfuggirgli, non colmare, non riuscire, mancare. Infine dico che non so di quali letture si sia nutrito l'autore, quali sono le sue muse, a cosa si ispiri ma ritrovo nella sua prosa qualche suono beat, sarà per il riferimento alla natura, alla meditazione, la passione per le montagne o per certe espressioni ma sento risuonare un po' di Gregory Corso o Ginsberg. Uccelli, vastità del mondo che dorme sotto le campane ferme. Nella pianura il sole è freddo: gli animali sono tristi; anche le donne, e le cose sospinte tutte e divorate.
domani torino
chiudo momentaneamente. torino mi attende ! voi, se vi va incontratevi pure, parlatevi, fate amicizia, fate, fate.. e aspettatemi.
libri
in ogni pagina, il tuo sguardo. in ogni montagna,
la tua voce. lasciami parlare con te.mi ricordo
così bene di tutto ciò che mi hai detto.
le parole esistono.io voglio trovarti
sempre, ogni notte, sul tavolo dei fogli
sparpagliati in cui sparpaglio la nostra vita.
in ogni pagina, i campi. in ogni montagna,
tu che mi chiami. le pagine sono, di nuovo,
il giorno in cui sono nato. mi ricordo così bene di tutto.
passano anni sulle parole. i giorni esistono.
stringo i libri come se stringessi la tua voce
e, quando qualcuno dice il tuo nome io continuo a rispondere.
grazie a monica per avermi mandato questa poesia di peixoto molto bella
in un sacchetto
Ci amiamo tanto ma ogni cozzo è un lampo, qui dentro, stretti stretti, vicini ogni momento in un sacchetto annodato dalla sorte: si sente forte come per gli urti ticchettiamo ! Da noi non fa mai notte, c'è sempre uno sprazzo che scocca illuminandoci appena ci tocchiamo. Noi ci vogliamo bene, ma di un bene che abbaglia e certe volte scotta. Noi siamo la famiglia delle pietre focaie. (valerio magrelli)





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