shani mootoo
Ogni cosa in duplice copia
due biciclette due caschi due sguardi
due dizionari due copie firmate del tuo libro
preferito
due manuali di storia universale due spazzolini
elettrici due teste
due forni a microonde due portapacchi due
vasetti di crema per la faccia due
codici postali
due segreterie telefoniche due numeri di telefono
due stanze da letto due paia
degli stessi sandali
due abbonamenti a ogni rivista due piumini
identici la stessa orchidea due
due due
1998 Shani Mootoo

comunicazione di servizio
da giorni la mail di mattatoia n.5 non funziona: impossibile leggere, impossibile, tanto più, rispondere.
inprincipio erano i babbaluci

Metti un giovane scrittore in cerca d’ispirazione
Metti un idolo cui ispirarsi, Bukowski, per esempio.
Metti una storia, anzi due.
Due amori, due città, due amici siamesi, due isole gemelle, due editor, due Benedetto Mazzarini.
Mettici dentro struggimenti d’amore, ambizioni e sogni infranti.
Viene fuori il libro di una delle più sagaci narratrici italiane.
È l’ultimo romanzo di Daniela Gambino, il titolo suona così: Bukowski e
babbaluci, un suono duro e dolce assieme. Bukowski non ha bisogno di
presentazioni, babbaluci sono le lumache, in siciliano.
Cosa lega il famoso scrittore a questi buffi animaletti?
Due incipit aprono il romanzo e da quel momento in poi non sappiamo più
bene dove stiamo, si offre tutto un gioco di scatole cinesi, un romanzo
nel romanzo, un gioco, un divertimento che intreccia, finzione e realtà
(se di realtà si può parlare visto che sempre di fiction trattasi) a
depistare, a fondere continuamente le trame, come a ricordare che nella
scrittura tutto è finto e tutto è vero, e noi dentro a questo gioco ci
cadiamo fino in fondo, allegramente.
I babbaluci il giorno del festino di Santa Rosalia, a Palermo, vengono
cotti e mangiati come prelibatezza e così, salvati dal loro destino,
vivono un giorno di redenzione. E un babbaluci crede di essere
Benedetto Mazzarini, scrittore in crisi, che si porta dietro la sua
bavetta di parole e la sua corazza fragile.
Romanzo dai toni alterni: a pagine commoventi se ne affiancano altre ironiche e taglienti. Romanzo ruvido e dolcissimo.
E poi questo libro mi piace anche perché conosco gli scrittori.
Presuntuosi, teneri, confusi proprio come Benedetto Mazzarini, lo
scrittore protagonista di Buko&babba, che divide le sue pene tra
Roma dove vive e Palermo dove è nato e dove torna, di tanto in tanto.
Li conosco e li amo. Ci perdo la testa io per i miei scrittori, mi
fiaccano i nervi, mi telefonano la notte, hanno un sacco di vezzi,
fanno i capricci, se ti dicono ti va una birra? significa ti voglio
parlare del mio nuovo romanzo, se ti dicono andiamo al cinema? vol dire
aiuto, non mi viene in mente niente, non ho idee, ma va bene tutto,
alla fine. Oh, sono il loro editor, io, qualche sacrificio si fa e in
cambio hai la loro riconoscenza a vita, a volte un’amicizia, e la tua
soddisfazione personale di aver dato alle stampe un libro buono.
È forse “noioso” un libro che parla di libri (quanto lo è un film
che parla di attori)? Autoreferenzialità? Per addetti ai lavori?
Questo libro qui è dichiaratamente anche questo. Ottima guida in forma
di romanzo per chi si avvicina al mondo della scrittura o ci naviga
dentro, con consigli e riflessioni sullo scrivere. E sul vivere.





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