la quinta stagione dell'anno
Siccome fa caldo le finestre sono aperte e sulla piccola strada
vuota, dove c’è stato il mercato fino ad un’ora fa, scendono i
rumori dei cucchiai sui piatti.
Un oroscopo gentile e un nuovo profumo sui polsi dicono a C. che è
arrivata la sua stagione. La sua stagione è una sirena, una
vampiressa. Qualcosa di affascinante che non esiste. La sua stagione è
quella che lei sente nel suo cuore, sboccia come una primavera, si
dilegua come un inverno, la quinta stagione dell’anno; quella dove lei
si concede tempo per tutto ciò di cui ha voglia. E questa volta ha
voglia di fragole e biancospino. Lascia un sorriso sullo specchio e
via.
In macchina la musica diventa a blocchi, confusa col fumo della
sigaretta. Uno sguardo alle sue unghie vermiglie laccate, le dita stese
sul volante. I capelli riempiono tutta la macchina e la macchina fila
via leggera, come un aquilone.
Ecco, è arrivata. C’è un silenzio di pietra e sole fra gli alberi. C.
sfila via il suo vestito color pesca, sfila via le mutandine, scende
dai tacchi e si distende. L’erba è un po’ un solletico, un po’ un
dolore.
Le viene in mente la casa, le stanze in cui aveva giocato da piccola
quando l’aria sapeva di arancia e di vaniglia e c’erano fiori alla
finestra e panni messi a sventolare.
E ricorda: la mamma ha piedi scalzi e occhi blu, stringe e lecca la sua
bambina. Se c’è buio ti tengo tra le braccia, non aver paura, finché ci
sono, per tutta la mia vita.
Questo ora lei vuole: diventare piccola, confondersi con la terra,
sprofondare, scendere, nascondersi. Non sentire più nessun rumore,
respirare un odore umido. Ritrovare la casa. E mentre pensa queste cose
raccoglie pugni di terra e se li porta alla bocca con lentezza.
Fili di sole passano tra i rami, pochi minuti e si addormenterà.
(...)





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