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Archivio Aprile 2005

attenzione, editore !

di mattatoia (28/04/2005 - 12:43)

La  più convincente dichiarazione ( o minaccia? ) di un'autore che aspiri alla pubblicazione l'ho letta sul risvolto di copertina del libro di Roberto Varese, La piccola dea,  per i tipi di Fazi .


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oggi

di mattatoia (28/04/2005 - 10:42)



troppa felicità mi strapazza il cuore !
e  non succede spesso ma succede succede..

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la donna di gilles

di mattatoia (27/04/2005 - 12:54)



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da Cinquanta poesie

di mattatoia (26/04/2005 - 16:36)

questa giornata ha come il becco giallo -
non la posso capire
(...)
Osip Mandel'stam
9-28 dicembre 1936

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di mattatoia (22/04/2005 - 12:28)

concerto

piccola immagine di amalia gré, in concerto

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amalia gré

di mattatoia (21/04/2005 - 16:23)



Nel tuo sguardo c’è una profondità intensa e irremovibile che mi calma l’anima.
Quello sguardo tu non lo sporcare mai, lascialo così. E non solo per me.
Amalia Gré

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shani mootoo

di mattatoia (18/04/2005 - 11:11)

Ogni cosa in duplice copia
due biciclette due caschi due sguardi
due dizionari due copie firmate del tuo libro
preferito

due manuali di storia universale due spazzolini
elettrici due teste
due forni a microonde due portapacchi due
vasetti di crema per la faccia due
           codici postali
due segreterie telefoniche due numeri di telefono
due stanze da letto due paia
          degli stessi sandali
due abbonamenti a ogni rivista due piumini
identici la stessa orchidea due
           due due



1998 Shani Mootoo

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shani mootoo

di mattatoia (15/04/2005 - 16:49)

Ogni cosa in duplice copia
due biciclette due caschi due sguardi
due dizionari due copie firmate del tuo libro
preferito

due manuali di storia universale due spazzolini
elettrici due teste
due forni a microonde due portapacchi due
vasetti di crema per la faccia due
           codici postali
due segreterie telefoniche due numeri di telefono
due stanze da letto due paia
          degli stessi sandali
due abbonamenti a ogni rivista due piumini
identici la stessa orchidea due
           due due


1998 Shani Mootoo

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comunicazione di servizio

di mattatoia (15/04/2005 - 13:22)

da giorni la mail di mattatoia n.5 non funziona: impossibile leggere, impossibile, tanto più, rispondere.

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inprincipio erano i babbaluci

di mattatoia (15/04/2005 - 13:14)



Metti un giovane scrittore in cerca d’ispirazione
Metti  un idolo cui ispirarsi, Bukowski, per esempio.
Metti una storia, anzi due.
Due amori, due città, due amici siamesi, due isole gemelle, due editor, due Benedetto Mazzarini.
Mettici dentro struggimenti d’amore, ambizioni e sogni infranti.
Viene fuori il libro di una delle più sagaci narratrici italiane.

È l’ultimo romanzo di Daniela Gambino, il titolo suona così: Bukowski e babbaluci, un suono duro e dolce assieme. Bukowski non ha bisogno di presentazioni, babbaluci sono le lumache, in siciliano.
Cosa lega il famoso scrittore a questi buffi animaletti?
Due incipit aprono il romanzo e da quel momento in poi non sappiamo più bene dove stiamo, si offre tutto un gioco di scatole cinesi, un romanzo nel romanzo, un gioco, un divertimento che intreccia, finzione e realtà (se di realtà si può parlare visto che sempre di fiction trattasi) a depistare, a fondere continuamente le trame, come a ricordare che nella scrittura tutto è finto e tutto è vero, e noi dentro a questo gioco ci cadiamo fino in fondo, allegramente.
I babbaluci il giorno del festino di Santa Rosalia, a Palermo, vengono cotti e mangiati come prelibatezza e così, salvati dal loro destino, vivono  un giorno di redenzione. E un babbaluci crede di essere Benedetto Mazzarini, scrittore in crisi, che si porta dietro la sua bavetta di parole e la sua corazza fragile.
Romanzo dai toni alterni: a pagine commoventi se ne affiancano altre ironiche e taglienti. Romanzo ruvido e dolcissimo.

E poi questo libro mi piace anche perché conosco gli scrittori. Presuntuosi, teneri, confusi proprio come Benedetto Mazzarini, lo scrittore protagonista di Buko&babba, che divide le sue pene tra Roma dove vive e Palermo dove è nato e dove torna, di tanto in tanto. Li conosco e li amo. Ci perdo la testa io per i miei scrittori, mi fiaccano i nervi, mi telefonano la notte, hanno un sacco di vezzi, fanno i capricci, se ti dicono ti va una birra? significa ti voglio parlare del mio nuovo romanzo, se ti dicono andiamo al cinema? vol dire aiuto, non mi viene in mente niente, non ho idee, ma va bene tutto, alla fine. Oh, sono il loro editor, io, qualche sacrificio si fa e in cambio hai la loro riconoscenza a vita, a volte un’amicizia, e la tua soddisfazione personale di aver dato alle stampe un libro buono.
È forse “noioso” un libro che parla di libri (quanto lo  è un film che parla di attori)? Autoreferenzialità?  Per addetti ai lavori? Questo libro qui è dichiaratamente anche questo. Ottima guida in forma di romanzo per chi si avvicina al mondo della scrittura o ci naviga dentro, con consigli e riflessioni sullo scrivere. E sul vivere.  

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un articolo su liberazione di angela azzaro

di mattatoia (14/04/2005 - 12:28)

esiste ancora in italia il diritto di critica? questo  è il titolo. aldo nove stronca piperno, questo è il punto di partenza. la libertà e il ruolo della critica, il ruolo dello scrittore e i luoghi del dibattito letterario che oggi  sono anche i blog, come quello di lipperini, come quello di nazione indiana.

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da domani, qualcosa

di mattatoia (14/04/2005 - 10:53)

Sono bella  e forte e mi sento bene. Roma invece è opaca e respira a fatica, io la guardo come se fosse dietro a un vetro. Questa notte ho giurato che il libro di Deborah Gambetta, Il silenzio che viene alla fine, sarà l’ultimo libro triste che leggo. Almeno, per quello che vale un giuramento…
Questi aeroplani in circolo sul cielo, non ne posso più; emergenza o routine, non fa differenza. Hanno un rombo crudele, addomesticato, tutto finisce con l’essermi familiare pure le sirene di una giornata che annaspa tra bozze da correggere, copertine, matite che rotolano per terra e lì restano.

Insiste il mio mal di testa, appollaiato sulla fronte. Vuole dirmi qualcosa. Che lavoro troppo? Che mangio male? Cerco un varco, una via d’uscita nei buoni propositi: da stasera, a letto presto; da domani… qualcosa.

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ascolta...

di mattatoia (13/04/2005 - 13:38)


gettami in viso la parola terribile.
perchè non vuoi udire?
non senti che ogni tuo nervo contorto
urla come una tromba di vetro
l'amore è morto..

l'amore è morto..
ascolta
rispondimi senza mentire ...
come due fosse

in viso ti si scavano gli occhi  ...
lo so che già consumato è l'amore.
ormai

 a più d'un segno vi riconosco la noia


MAJAKOVSKIJ

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mah, fate un po' voi...

di mattatoia (13/04/2005 - 12:52)

Ho un dolore
Che sbatte come un’ala
Che cola
Dal mio occhio
Tondo, grasso
Bestiame colpito a morte, sono
Carne da macello



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milo de angelis

di mattatoia (13/04/2005 - 12:48)

I battiti carnali si stringono a una doccia,
chiedono una tregua, una posizione
per il sangue, a strappi, a morsi, gli aghi
entrano in te che cerchi/
di stare con le cose.
Ci deve essere un'alba
terrena, dicevi un seme intatto,
una fiammella, un preludio che esce
dagli ospedali, suonato da una piccola mano,
una corona di spighe regalata al guaritore.

Milo De Angelis, Tema dell'addio

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la quinta stagione dell'anno

di mattatoia (12/04/2005 - 15:46)

Siccome  fa caldo le finestre sono aperte e sulla piccola strada vuota, dove c’è stato il  mercato fino ad un’ora fa, scendono i rumori dei cucchiai sui piatti.
Un oroscopo gentile e un nuovo profumo sui polsi dicono a C. che è arrivata la sua stagione. La sua stagione è una  sirena, una vampiressa. Qualcosa di affascinante che non esiste. La sua stagione è quella che lei sente nel suo cuore, sboccia come una primavera, si dilegua come un inverno, la quinta stagione dell’anno; quella dove lei si concede tempo per tutto ciò di cui ha voglia. E questa volta ha voglia di fragole e biancospino. Lascia un sorriso sullo specchio e via.
In macchina la musica diventa a blocchi, confusa col fumo della sigaretta. Uno sguardo alle sue unghie vermiglie laccate, le dita stese sul volante. I capelli riempiono tutta la macchina e la macchina fila via leggera, come un aquilone.
Ecco, è arrivata. C’è un silenzio di pietra e sole fra gli alberi. C. sfila via il suo vestito color pesca, sfila via le mutandine, scende dai tacchi e si distende. L’erba è un po’ un solletico, un po’ un dolore.
Le viene in mente la casa, le stanze in cui aveva giocato da piccola quando l’aria sapeva di arancia e di vaniglia e c’erano fiori alla finestra e panni messi a sventolare.
E ricorda: la mamma ha piedi scalzi e occhi blu, stringe e lecca la sua bambina. Se c’è buio ti tengo tra le braccia, non aver paura, finché ci sono, per tutta la mia vita.
Questo ora lei vuole: diventare piccola, confondersi con la terra, sprofondare, scendere, nascondersi. Non sentire più nessun rumore, respirare un odore umido. Ritrovare la casa. E mentre pensa queste cose raccoglie pugni di terra  e se li porta alla bocca con lentezza. Fili di sole passano tra i rami, pochi minuti e si addormenterà.
(...)

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l'occhio chiuso

di mattatoia (09/04/2005 - 14:21)

nemmeno un istante oso chiudere  gli occhi

per paura

di stritolarlo tra le palpebre il mondo,

di sentirlo ridursi in frantumi

come una nocciola fra i denti.

Quanto tempo potrò rubare al sonno?

Quanto tempo potrò tenerlo in vita?

Guardo angosciata

e soffro come un cane

per l'universo che non ha riparo

e morirà nel mio occhio chiuso.

Anna Blandiana, Un tempo gli alberi avevano occhi, Donzelli

 

 

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di mattatoia (06/04/2005 - 11:51)



Così, nella vita, tra fatiche quotidiane

e amori di una notte, scorderai l’amica
coraggiosa, il suono
dei suoi fraterni versi.

L’amaro dono dono della sua  durezza,
la timidezza, maschera del fuoco,
e quello spasmo, scossa senza fili,
che ha il nome di: lontano!

Tutto l’antico tranne – “dammi!”, “mio”!
Tutte le gelosie – non la terrena,
tutte le fedeltà – ma anche all’estremo
scontro – sempre incredula Tommaso…

Sii prudente, mio tenero, ti imploro:
non dare asilo alla fuggiasca –
l’anima! Viva la virile intesa
delle amazzoni, limpida congiura!

Ma forse, tra cinguetii e conteggi,
sfinito dal fatale eterno
femminino, ti tornerà alla mente

Le labbra – senza preventivi.
Le braccia – senza pretese.
Gli occhi – senza palpebre,
protesi – nel vivo!

15giugno1922
Marina Cvetaeva

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di mattatoia (06/04/2005 - 11:29)

Il mio amico Dave sa come prendermi.
Si vede dalle sopracciglia che sei triste, mi dice. Poi prendiamo da bere e  andiamo dentro ai portoni e moriamo dal ridere, fino all’alba.. Se avessimo avuto un prato d’erba a portata di mano ci saremmo stesi a dormire. Invece siamo andati a casa. Abbiamo fatto un caffè forte e Dave mi ha tagliato i capelli e mi ha smaltato le unghie - corte - del rosso più cupo che esiste e abbiamo ricordato che ci troviamo in questa città per caso, che dietro di noi ci sono state almeno altre tre città per ciascuno, una ventina di case a testa, un numero non quantificabile di letti, di libri, di bicchieri. Adesso sono le 9 del mattino e non so cosa farò. Qualche cosa farò.

L’erba è alta ormai, lo so
E dovrei potare il melo
quanta polvere c’è
dentro casa è tutto un velo.
La cucina guarda che cos’è
quanti piatti sporchi da lavare
e mia madre sempre qui
che ripete: non lasciarti andare.
E la gente intorno a me
come un gufo vuole guardare
ma di strano cosa c’è.
Questa casa ha visto amore
oggi vede un uomo che muore,
oggi vede un uomo che muore.
La poltrona a fiori  è vecchia oramai ,
quello strappo è da cucire
ho la barba lunga come tu la vuoi
ed ho voglia di morire.

Un panino, una birra e poi
la tua bocca da baciare
e la fiamma s’alza ancora dentro me
questa casa è tutta da bruciare
questa casa è tutta da bruciare
questa casa è tutta da bruciare.
La la la la la la la
La la la la la la la

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il mio varco in ospedale

di mattatoia (01/04/2005 - 17:52)

il mio varco in ospedale
il mio camice verde il tuo
il mio dottore premuroso
il mio il tuo
buco
pillola
odore
sterile tutto
sterile
cuore vita tutto

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succhio mi mordo le labbra

di mattatoia (01/04/2005 - 17:22)

Succhio, mi mordo le labbra
poi uno spasmo, poi un crampo
a confronto – dico –
tutto il resto è niente
Sono puntelli, questi denti
mi sanguina la bocca
e spero di morire

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peccato, era una bella giornata

di mattatoia (01/04/2005 - 17:10)

peccato, era una bella giornata. certe tristezze da telegiornale,
ma comunque una giornata da vivere tutta. peccato, avevo messo fermagli ai cappelli, ero così carina..

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di mattatoia (01/04/2005 - 11:29)

I film porno mi annoiano.
Ma andare insieme in uno di quei cinema
dove si fa di tutto
tranne guardarli, dove tutti vagano
come anime in pena
tra fila e fila in cerca di qualcuno,
uomo o donna, pagante o a pagamento,
da portarsi nei cessi,
ah questo no che non mi annoierebbe!
Quante volte, mio puro e altero amore,
sei stata a tua insaputa nel girone,
quante volte mi sono mescolato
alla torma inquieta dei dannati
per spiare noi due coi loro occhi,
per vederci come loro s'inventano
che siamo, che ti tocco, che respiri...
 
(1993)
 


Giovanni Raboni, Barlumi di storia, 2003

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