attenzione, editore !
La più convincente dichiarazione ( o minaccia? ) di un'autore che
aspiri alla pubblicazione l'ho letta sul risvolto di copertina del
libro di Roberto Varese, La piccola dea, per i tipi di Fazi .

oggi

troppa felicità mi strapazza il cuore !
e non succede spesso ma succede succede..
da Cinquanta poesie
questa giornata ha come il becco giallo -
non la posso capire
(...)
Osip Mandel'stam
9-28 dicembre 1936
amalia gré

Nel tuo sguardo c’è una profondità intensa e irremovibile che mi calma l’anima.
Quello sguardo tu non lo sporcare mai, lascialo così. E non solo per me.
Amalia Gré
shani mootoo
Ogni cosa in duplice copia
due biciclette due caschi due sguardi
due dizionari due copie firmate del tuo libro
preferito
due manuali di storia universale due spazzolini
elettrici due teste
due forni a microonde due portapacchi due
vasetti di crema per la faccia due
codici postali
due segreterie telefoniche due numeri di telefono
due stanze da letto due paia
degli stessi sandali
due abbonamenti a ogni rivista due piumini
identici la stessa orchidea due
due due
1998 Shani Mootoo
shani mootoo
Ogni cosa in duplice copia
due biciclette due caschi due sguardi
due dizionari due copie firmate del tuo libro
preferito
due manuali di storia universale due spazzolini
elettrici due teste
due forni a microonde due portapacchi due
vasetti di crema per la faccia due
codici postali
due segreterie telefoniche due numeri di telefono
due stanze da letto due paia
degli stessi sandali
due abbonamenti a ogni rivista due piumini
identici la stessa orchidea due
due due
1998 Shani Mootoo

comunicazione di servizio
da giorni la mail di mattatoia n.5 non funziona: impossibile leggere, impossibile, tanto più, rispondere.
inprincipio erano i babbaluci

Metti un giovane scrittore in cerca d’ispirazione
Metti un idolo cui ispirarsi, Bukowski, per esempio.
Metti una storia, anzi due.
Due amori, due città, due amici siamesi, due isole gemelle, due editor, due Benedetto Mazzarini.
Mettici dentro struggimenti d’amore, ambizioni e sogni infranti.
Viene fuori il libro di una delle più sagaci narratrici italiane.
È l’ultimo romanzo di Daniela Gambino, il titolo suona così: Bukowski e
babbaluci, un suono duro e dolce assieme. Bukowski non ha bisogno di
presentazioni, babbaluci sono le lumache, in siciliano.
Cosa lega il famoso scrittore a questi buffi animaletti?
Due incipit aprono il romanzo e da quel momento in poi non sappiamo più
bene dove stiamo, si offre tutto un gioco di scatole cinesi, un romanzo
nel romanzo, un gioco, un divertimento che intreccia, finzione e realtà
(se di realtà si può parlare visto che sempre di fiction trattasi) a
depistare, a fondere continuamente le trame, come a ricordare che nella
scrittura tutto è finto e tutto è vero, e noi dentro a questo gioco ci
cadiamo fino in fondo, allegramente.
I babbaluci il giorno del festino di Santa Rosalia, a Palermo, vengono
cotti e mangiati come prelibatezza e così, salvati dal loro destino,
vivono un giorno di redenzione. E un babbaluci crede di essere
Benedetto Mazzarini, scrittore in crisi, che si porta dietro la sua
bavetta di parole e la sua corazza fragile.
Romanzo dai toni alterni: a pagine commoventi se ne affiancano altre ironiche e taglienti. Romanzo ruvido e dolcissimo.
E poi questo libro mi piace anche perché conosco gli scrittori.
Presuntuosi, teneri, confusi proprio come Benedetto Mazzarini, lo
scrittore protagonista di Buko&babba, che divide le sue pene tra
Roma dove vive e Palermo dove è nato e dove torna, di tanto in tanto.
Li conosco e li amo. Ci perdo la testa io per i miei scrittori, mi
fiaccano i nervi, mi telefonano la notte, hanno un sacco di vezzi,
fanno i capricci, se ti dicono ti va una birra? significa ti voglio
parlare del mio nuovo romanzo, se ti dicono andiamo al cinema? vol dire
aiuto, non mi viene in mente niente, non ho idee, ma va bene tutto,
alla fine. Oh, sono il loro editor, io, qualche sacrificio si fa e in
cambio hai la loro riconoscenza a vita, a volte un’amicizia, e la tua
soddisfazione personale di aver dato alle stampe un libro buono.
È forse “noioso” un libro che parla di libri (quanto lo è un film
che parla di attori)? Autoreferenzialità? Per addetti ai lavori?
Questo libro qui è dichiaratamente anche questo. Ottima guida in forma
di romanzo per chi si avvicina al mondo della scrittura o ci naviga
dentro, con consigli e riflessioni sullo scrivere. E sul vivere.
un articolo su liberazione di angela azzaro
esiste ancora in italia il diritto di critica? questo è il
titolo. aldo nove stronca piperno, questo è il punto di partenza. la
libertà e il ruolo della critica, il ruolo dello scrittore e i luoghi
del dibattito letterario che oggi sono anche i blog, come quello
di lipperini, come quello di nazione indiana.
da domani, qualcosa
Sono
bella e forte e mi sento bene. Roma invece è opaca e respira a
fatica, io la guardo come se fosse dietro a un vetro. Questa notte ho
giurato che il libro di Deborah Gambetta, Il silenzio che viene alla fine, sarà l’ultimo libro triste che leggo. Almeno, per quello che vale un giuramento…
Questi aeroplani in circolo sul
cielo, non ne posso più; emergenza o routine, non fa differenza. Hanno
un rombo crudele, addomesticato, tutto finisce con l’essermi familiare
pure le sirene di una giornata che annaspa tra bozze da correggere,
copertine, matite che rotolano per terra e lì restano.
Insiste il mio mal di testa,
appollaiato sulla fronte. Vuole dirmi qualcosa. Che lavoro troppo? Che
mangio male? Cerco un varco, una via d’uscita nei buoni propositi: da stasera, a letto presto; da domani… qualcosa.
ascolta...
gettami in viso la parola terribile.
perchè non vuoi udire?
non senti che ogni tuo nervo contorto
urla come una tromba di vetro
l'amore è morto..
l'amore è morto..
ascolta
rispondimi senza mentire ...
come due fosse
in viso ti si scavano gli occhi ...
lo so che già consumato è l'amore.
ormai
a più d'un segno vi riconosco la noia
MAJAKOVSKIJ
mah, fate un po' voi...
Ho un dolore
Che sbatte come un’ala
Che cola
Dal mio occhio
Tondo, grasso
Bestiame colpito a morte, sono
Carne da macello
milo de angelis
I battiti carnali si stringono a una doccia,
chiedono una tregua, una posizione
per il sangue, a strappi, a morsi, gli aghi
entrano in te che cerchi/
di stare con le cose.
Ci deve essere un'alba
terrena, dicevi un seme intatto,
una fiammella, un preludio che esce
dagli ospedali, suonato da una piccola mano,
una corona di spighe regalata al guaritore.
Milo De Angelis, Tema dell'addio
la quinta stagione dell'anno
Siccome fa caldo le finestre sono aperte e sulla piccola strada
vuota, dove c’è stato il mercato fino ad un’ora fa, scendono i
rumori dei cucchiai sui piatti.
Un oroscopo gentile e un nuovo profumo sui polsi dicono a C. che è
arrivata la sua stagione. La sua stagione è una sirena, una
vampiressa. Qualcosa di affascinante che non esiste. La sua stagione è
quella che lei sente nel suo cuore, sboccia come una primavera, si
dilegua come un inverno, la quinta stagione dell’anno; quella dove lei
si concede tempo per tutto ciò di cui ha voglia. E questa volta ha
voglia di fragole e biancospino. Lascia un sorriso sullo specchio e
via.
In macchina la musica diventa a blocchi, confusa col fumo della
sigaretta. Uno sguardo alle sue unghie vermiglie laccate, le dita stese
sul volante. I capelli riempiono tutta la macchina e la macchina fila
via leggera, come un aquilone.
Ecco, è arrivata. C’è un silenzio di pietra e sole fra gli alberi. C.
sfila via il suo vestito color pesca, sfila via le mutandine, scende
dai tacchi e si distende. L’erba è un po’ un solletico, un po’ un
dolore.
Le viene in mente la casa, le stanze in cui aveva giocato da piccola
quando l’aria sapeva di arancia e di vaniglia e c’erano fiori alla
finestra e panni messi a sventolare.
E ricorda: la mamma ha piedi scalzi e occhi blu, stringe e lecca la sua
bambina. Se c’è buio ti tengo tra le braccia, non aver paura, finché ci
sono, per tutta la mia vita.
Questo ora lei vuole: diventare piccola, confondersi con la terra,
sprofondare, scendere, nascondersi. Non sentire più nessun rumore,
respirare un odore umido. Ritrovare la casa. E mentre pensa queste cose
raccoglie pugni di terra e se li porta alla bocca con lentezza.
Fili di sole passano tra i rami, pochi minuti e si addormenterà.
(...)
l'occhio chiuso
nemmeno un istante oso chiudere gli occhi
per paura
di stritolarlo tra le palpebre il mondo,
di sentirlo ridursi in frantumi
come una nocciola fra i denti.
Quanto tempo potrò rubare al sonno?
Quanto tempo potrò tenerlo in vita?
Guardo angosciata
e soffro come un cane
per l'universo che non ha riparo
e morirà nel mio occhio chiuso.
Anna Blandiana, Un tempo gli alberi avevano occhi, Donzelli

Così, nella vita, tra fatiche quotidiane
e amori di una notte, scorderai l’amica
coraggiosa, il suono
dei suoi fraterni versi.
L’amaro dono dono della sua durezza,
la timidezza, maschera del fuoco,
e quello spasmo, scossa senza fili,
che ha il nome di: lontano!
Tutto l’antico tranne – “dammi!”, “mio”!
Tutte le gelosie – non la terrena,
tutte le fedeltà – ma anche all’estremo
scontro – sempre incredula Tommaso…
Sii prudente, mio tenero, ti imploro:
non dare asilo alla fuggiasca –
l’anima! Viva la virile intesa
delle amazzoni, limpida congiura!
Ma forse, tra cinguetii e conteggi,
sfinito dal fatale eterno
femminino, ti tornerà alla mente
Le labbra – senza preventivi.
Le braccia – senza pretese.
Gli occhi – senza palpebre,
protesi – nel vivo!
15giugno1922
Marina Cvetaeva
Il mio amico Dave sa come prendermi.
Si vede dalle sopracciglia che sei triste, mi dice. Poi prendiamo da
bere e andiamo dentro ai portoni e moriamo dal ridere, fino
all’alba.. Se avessimo avuto un prato d’erba a portata di mano ci
saremmo stesi a dormire. Invece siamo andati a casa. Abbiamo fatto un
caffè forte e Dave mi ha tagliato i capelli e mi ha smaltato le unghie
- corte - del rosso più cupo che esiste e abbiamo ricordato che ci
troviamo in questa città per caso, che dietro di noi ci sono state
almeno altre tre città per ciascuno, una ventina di case a testa, un
numero non quantificabile di letti, di libri, di bicchieri. Adesso sono
le 9 del mattino e non so cosa farò. Qualche cosa farò.
L’erba è alta ormai, lo so
E dovrei potare il melo
quanta polvere c’è
dentro casa è tutto un velo.
La cucina guarda che cos’è
quanti piatti sporchi da lavare
e mia madre sempre qui
che ripete: non lasciarti andare.
E la gente intorno a me
come un gufo vuole guardare
ma di strano cosa c’è.
Questa casa ha visto amore
oggi vede un uomo che muore,
oggi vede un uomo che muore.
La poltrona a fiori è vecchia oramai ,
quello strappo è da cucire
ho la barba lunga come tu la vuoi
ed ho voglia di morire.
Un panino, una birra e poi
la tua bocca da baciare
e la fiamma s’alza ancora dentro me
questa casa è tutta da bruciare
questa casa è tutta da bruciare
questa casa è tutta da bruciare.
La la la la la la la
La la la la la la la

il mio varco in ospedale
il mio varco in ospedale
il mio camice verde il tuo
il mio dottore premuroso
il mio il tuo
buco
pillola
odore
sterile tutto
sterile
cuore vita tutto
succhio mi mordo le labbra
Succhio, mi mordo le labbra
poi uno spasmo, poi un crampo
a confronto – dico –
tutto il resto è niente
Sono puntelli, questi denti
mi sanguina la bocca
e spero di morire
peccato, era una bella giornata
peccato, era una bella giornata. certe tristezze da telegiornale,
ma comunque una giornata da vivere tutta. peccato, avevo messo fermagli ai cappelli, ero così carina..

Giovanni Raboni, Barlumi di storia, 2003







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