Твой белый дом и тихий сад оставлю
Anna Achmàtova è uno di quei poeti che semplicemente “avvengono”,
che sbarcano nel mondo con uno stile già costruito ed una loro
sensibilità unica. Arrivò attrezzata di tutto punto e non somigliò mai a nessuno.
(Iosif Brodskij)
Lascio la casa bianca e il muto giardino
(A. Achmatova, da Stormo Bianco)
Lascio la casa bianca e il muto giardino.
Deserta e luminosa mi sarà la vita.
Nessuna donna saprà cullarti
come io ti celebro nei miei versi:
non scordare la tua cara amica
nell’Eden che hai creato per i suoi occhi,
per me che spaccio una merce rarissima
e vendo il tuo tenerissimo amore.
Nella realtà
(da la rosa di macchia fiorisce)
Via il tempo, via lo spazio,
attraverso la notte bianca ho visto tutto:
il narciso cristallo sul tuo tavolo,
l’azzurro fumigare del sigaro
e lo specchio ove avresti potuto subito
rifletterti, come nell’acqua pura.
Via il tempo, via lo spazio...
ma anche tu non puoi aiutarmi.
l'incipit
"fu un'estate strana, soffocante, l'estate in cui i Rosenberg morirono
sulla sedia elettrica, e io ero a new york e mi sentivo un'anima persa.
io le condanne a morte non le reggo. l'idea della sedia elettrica, poi,
mi fa star male fisicamente, e i giornali non parlavano d'altro: i titoloni
che mi guardavano fisso a ogni angolo di strada e all'imboccatura di
ogni stazione della metropolitana con quell'odore di noccioline stantie.
non che mi riguardasse, ma non potevo fare a meno di domandarmi che
effetto faceva, essere bruciati vivi lungo tutti i nervi."





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