matt
ai tanti che scrivono dicendomi di avere difficoltà a collegarsi al blog, dico di provare con questo indirizzo: mattatoia.blog.dada.net ai tanti che non visualizzano i commenti, dico lo stesso: collegarsi da mattatoia.blog.dada.net risolverò problemi tecnici appena saprò/potrò e presto tornerò ad aggiornare con il piacere, il divertimento e la voglia di sempre. (sono tempi di lavoro sodo in redazione. e di buoni propositi. e di cambiamenti.) post post: chi ha visto la nuova pubblicità della Smart?
meditazioni
Ho lasciato il letto disfatto e sono uscita in terrazza…. poi, una volta tornata dentro, mi sono piazzata davanti la libreria come si fa davanti all’armadio con i vestiti. Quale sarà il libro giusto per la giornata? Scelgo Lethem, Ad Ovest dell’Inferno, mai letto,; metto su il caffè, infilo i panni in lavatrice mentre medito una fuga a Napoli nel week end. In redazione combino poco, butto giù la quarta di copertina del prossimo libro in uscita: un saggio sulla città contemporanea, propongo un sottotitolo, sbadiglio mentre medito di cambiare lavoro.
jolanda insana
non c'è altra parola che la semplice parola/ ma s'infinse di non sentire/ e mi lasciò con le braccia aperte/ credendosi il padrone che s'abbuffa di libertà/ e sputa servi incatenati// sono qui e non sono ammutolita e sciacquo il tempo/ per acquistare tempo/ commisurando le proposte stagionali/ all'incanto sottile delle sete// (2002)
dedicato a te

Vi hanno regalato un libro e sul frontespizio ecco, la vedete! galleggia una dedica, nero su bianco, grafia chiara o incomprensibile, poche parole o quasi una lettera intera, oppure solo la firma. Con la data, senza data. Piccolo viaggio attorno alle dediche sui libri – quelle scritte a penna per voi.
Raccontatemi.comunicazione di servizio e crisi d'identità
non ho capito se il mio blog è mattatoia.clarence.com oppure mattatoia.blog.dada.net non ho ben capito se i commenti inviati a mattatoia sono leggibili per tutti. (alla fine sono o non sono mattatatoia?) beh, fatemi sapere
al mare, domenica
Il giorno dopo una sbornia è sempre un brutto giorno. Io però ieri non ho bevuto tanto, se si escludono i bicchieri di vino bianco leggero e freddo vicino al mare. L’estate sembrava essere arrivata di colpo. Dalla terrazza del nostro ristorantino affollato noi guardavamo i cani sulla spiaggia. Io mi sentivo ubriaca di sole. Ed era bello parlare poco.
Al ritorno la vespa, ingorda, come mangiava le auto in fila! in venti minuti siamo arrivati a casa.
A casa ho infilato un dvd e l’abbiamo visto così, un po’ abbracciati e quasi addormentandoci, con l’odore del mare ancora nei capelli..jpg)
catalogo dei giorni felici

cominciare le letture da finire
finire col guardare vecchi film
tenere un catalogo dei giorni
in cui succede poco,
quasi nulla.
ore 4.30
Mi muovo dal letto alla cucina, in cerca di un bicchiere d’acqua.
Non ricordo cosa mi abbia svegliato: un rumore? un brutto sogno?
Dalla stanza in cui dormo alla cucina, ho spostato i fiori; la casa è piccola e mi schiaccia.
Ho chiuso bene – meglio – le finestre. Troppo vento. : la casa vola; con questo vento… vedrai che si scoperchia!
Fuori è buio che non sembra vero. ma devo. andare. oltre. Almeno. Provo.
da Silenzi

Fammi un quadro del sole -
Che l’appenda in stanza
e possa fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno”!
Disegnami un pettirosso – su un ramo –
Che io l’ascolti, sarà il sogno,
e quando nei frutteti la melodia tacerà –
che io deponga - questa mia finzione –
Dimmi se è proprio caldo – a mezzogiorno –
se siano i ranuncoli – che “si librano” –
o le farfalle – che “fioriscono”.
Poi – evita – il gelo – che si stende sui campi –
e il colore della ruggine – che si posa sugli alberi -
Fingiamo che quelli, ruggine e gelo – non arrivino mai!
Emily Dickinson
tentativo di poesia (appunti)
l'amore è veloce e senza particolari/
oppure non è/
la notte rimane/
attaccata alla gola,/
al tavolo scuro/
alla lampada/ ..
molto forte, incredibilmente vicino
Da molto tempo non mi capitava di avere un bel libro tra le mani.
Per bel libro intendo uno di quelli per cui resti fino a tardi a leggere, o causa del quale fai tardi ad un appuntamento. Nel tragitto in metropolitana non mi lascio sedurre come al solito dal saliscendi delle persone, dalle loro facce o dalle loro chiacchiere; in autobus lo stesso, non mi giro dalla parte del finestrino a guardare, ma apro il mio libro ed è fatta. Sono dove il libro vuole che io sia.
Il libro che sto leggendo è come se parlasse alle mie molte vite. Mi sembra che ci sia da sempre.
Fa con me quello che fa l’amore: mi porta lontanissimo da ciò che sono e contemporaneamente mi avvicina a quello che sono. Mi distrae. E mi concentra.
Quando ho amato un libro, un altro libro di quell’autore non lo leggo mai perché una volta l’ho fatto e sono rimasta delusa. Poi ho capito: non si può amare due volte dello stesso amore (questo discorso non vale per i libri di Thomas Bernard).
Suite nevosa
Suite nevosa
III
Nei giorni stupendi prima che ci si accechi
solitario canta il vento di neve
nell’inverno del puro pensiero,
il mondo del vero gelo
dai tornanti onestamente bianchi.
Belli gli animali
creati per queste candide sale:
la lepre bianca,
la bianca civetta che cambia d’albero
senza rumore,
l’ermellino che scorre via.
(Harry Martinson)
Traduzione di Giacomo Oreglia
lettera di compleanno
oggi è il mio compleanno, e sto per chiedervi un regalo.
scrivetemi una lettera. e mandatemela
mattatoia@clarence.com
aggiornamenti
Comprato Miracolo a colazione e Molto forte incredibilmente vicino Lavoro ad un libro per bambini. Continuo a non essere d’accordo con l’editore. Ho tagliato ancora più corti i capelli. Chissà se in primavera riuscirò ad avere una tettoia per la terrazza. O se cambierò lavoro entro l’anno. È l’anno dei Pesci. Dicono.
nulla sul serio

Non prendo nulla sul serio, ultimamente.
Neanche i tre mesi arretrati di stipendio, che fra un po’fanno quattro.
Ho uno sguardo che curva sulle cose, schivandole.
Chi vive al posto mio?
Se non fosse per questa luce bianca pesante che mi taglia la vista, se
non fosse per questo mal di testa penserei di poter continuare così per
sempre…
...
E io m’ero tolto la giacca
e m’ero sdraiato sul letto
aspettando che il tempo passasse
con l’amarezza nel cuore.
E mi immaginai che ero vecchio
e anche tu eri vecchia,
e ci vedevamo, ci ritrovavamo
e potevamo sedere, e parlare
stando accanto, senza più il desiderio d’amore.
E tu mi raccontavi di come avevi sofferto
dopo che c’eravamo lasciati,
per quanti giorni ti sentivi un automa
che ti muovevi pur senza avere la vita
e ti sentivi come se t’avessero tolto
i polmoni, e non potevi respirare.
E io ti raccontavo come camminavo
e mi trascinavo da una stanza all’altra
con una palla di piombo incatenata al petto,
e il pensiero: “No, non può essere
non può essere una cosa così assurda…”.
Sì, fu così, e guardavamo le cose
intorno a noi, cose semplici, foglie
che si staccavano dagli alberi nel primo autunno
e altre che erano già cadute,
bambini che correvano gridando
e alberi che stavano fermi, vicino a noi, al loro posto.
E m’ero alzato, e m’ero vestito
e tu ancora dormivi.
Dormivi, ma quante cose bollivano nella tua mente,
bollivano come il mare.
Poi ti alzasti, e andasti ai vetri.
Ancora nella tua mente erano le fiamme
e bruciavano parti del tuo cuore.
Prendesti le mie fotografie, e le bruciasti.
Ascoltavi la musica del nostro amore
e spezzasti il disco con le dita.
Poi fuggisti, fuggisti via dalla tua casa
e non tornasti più
Ora noi siamo sulla terraferma,
siamo all’asciutto, ci siamo asciugati le vesti,
ci siamo riscaldati e ci siamo rifocillati,
abbiamo dormito, ci siamo riposati,
ma c’era un tempo che eravamo nei flutti
a mollo nella tempesta, come turaccioli,
combattevamo con le onde, respirando affannosamente,
agitando le braccia, cercando qualcosa a cui appigliarsi.
I giorni si susseguivano e nuotavamo distanti
ognuno nel suo mare, urlavamo ma non ci sentivano
e pensavamo: ancora poche ore
e la vita sarà finita, e pensavamo: come faremo
a superare la notte?
Ma adesso siamo al caldo, amore, in una stanza quieta,
alziamo i calici e davanti al fuoco brindiamo,
stretti, abbracciati, o seduti,
con le nostre teste posate sul cuscino
una accanto all’altra
una medusa
Visibile, invisibile,
fluttuante meraviglia -
vi abita dentro un'ametista
ambrata - il tuo braccio
si accosta, e lei si apre
e si chiude; pensavi
di ghermirla, ed essa freme;
tu rinunci all'idea
Marianne Moore
un passo
Ad avere un passo leggero
come quando andavo incontro
al mio pomeriggio sentimentale
chi ci guadagna,
adesso,
se non ho più nulla da stringere,
nemmeno un talismano?
arrivederci
Arrivederci immagini
Che mi siete sgusciate via dalle dita come la crisòmela
Ancora cercherò foglie secche di tabacco negli occhi
delle donne
O la fiamma scoppiettante
Del lampione della sera luttuosa
Un còlchico oggi mi ha reso malinconico
Ascolto i sonagli di mucche fantasmatiche
Che a passo dondolante trascinano via la città
di marmo
La donna al plurale, Vitezslav Nezval
più di un boomerang
Più di un boomerang non torna, sceglie la libertà.
Stanislaw Lec
un frammento
Riposa
duramente fino alla fine – e che candidi siano
i tuoi giorni senza riposo.
Amelia Rosselli
colazione

Sabato mattina le tazzine pazze
del bar facevano avanti e indietro sul bancone, io mi stordivo con
dolcezza: possono delle tazzine da caffè, cucchiai e piattini fare
tutto quel fracasso? Sì, possono.
Ho girato lo zucchero nel cappuccino e l’ho assaggiato.
Io piaccio al barista. L’ho
capito perché mi chiede “zucchero bianco o zucchero di canna?” e dal
momento che dopo un anno e mezzo di caffè e cappuccini lui lo sa
benissimo che zucchero preferisco, allora si capisce che quella frase è
un po’ una scusa per attaccare discorso e infatti dopo un po’: “oggi
cominciano i saldi, eh?”
“Sì, sì… ma non mi interessano i saldi…”
“Ah, non le interessano i saldi…”
“No, non mi interessano”
“Bene…”
“Hm”
Passa lo straccio sul bancone,
poi incrocia le braccia e si ferma così. Siccome a me non piace tanto
prendere il cappuccino col barista che mi guarda, lo lascio tutto lì,
sorrido, saluto e me ne vado.
una poesia di Alejandra Pizarnik
Questo lillà perde i fiori.
Da se medesimo cade
e cela la sua antica ombra.
Morirò di cose come questa.
umberto bellintani
Nella grande pianura
Bocca di balena dai centomila denti d'oro
per ingoiare stanotte la terra,
io sono un pescatore di anguille sulla barca
per lasciarle poi libere ondulare
nella corrente del fiume sino al mare.
Bocca di balena dai centomila denti d'oro
il tuo occhio di luna m'ha seguito quando scesi
a sciogliere la barca questa sera
dalla riva e abbandonarmi a lla corrente
della vita notturna e poi solare.
cinema
decidere ogni sera di buttarsi dentro a un cinema
e poco importa se l’amico viene o non viene.
conta il buio e il velluto, sentire tutto il vuoto attorno,
l’odore del velluto delle pallide poltrone consunte

questo è il bello
Mentre
cresce la luce arrivando dalla porta del terrazzo fino al mio
letto e Billy Holiday e tè nero caldo arricchiscono il mio risveglio di
note confortanti, io che sono sempre così indulgente con me stessa,
decido che quello di stamattina è un bel risveglio.
Il bello
di vivere in monolocale è che se in bagno metti a riempire la vasca
d’acqua e sui fornelli metti su l’acqua a bollire, i due rumori di
acqua sono così vicini che non puoi dimenticare che di là c’è una vasca
che si sta riempiendo e di là c’è un tè che sta bollendo. Così la sfida
divertente è fare in modo che tutto funzioni perfettamente. Fin dal
mattino. Soprattutto se hai deciso che oggi non andrai a lavorare
perché hai un raffreddore micidiale. Allora è ancora più importante che
tutto funzioni perfettamente e che il giorno di riposo sia davvero un
giorno di riposo.
Dove
abitavo prima, in una casa grande, sebbene fossimo in due sempre ci si
dimenticava di un caffè sul fuoco di qua o di una tv accesa di là… ed
era sempre colpa dell’altro.
Il bello
di vivere da sola, come dice nei suoi diari Katherine Mansfield , è che
se trovi un capello nella zuppa, almeno puoi stare certa che è un tuo
capello.

solo se veramente mi va

Rivedere vecchi film.
Cercare nuove distrazioni.
Evitare, in ogni contesto, di sentirmi un pesce fuor d'acqua.
Leggere. Solo se veramente mi va.
difesa
Come difendermi da questa tosse che mi sconquassa ad ogni colpo ?
Come mi difendo da un giorno che colpisce al cuore, da una frase detta male, da una notizia del tg delle 20?
Come mi posso difendere dalle 'posizioni morali' che cozzano con le mie, nel lavoro e non solo?
E perché sono costretta a difendermi?

...
nell’ ansa segreta del gomito
resta un po’ di sudore
i corpi abbiamo scambiato
per scialuppe di salvataggio
francis picabia
l'intelligenza dell'amore
com'è poca cosa.
io tenterò senza civetteria
l'amore della fame
e delle insormontabili
bucce.
racconto senza inizio e senza finale

Oggi vi racconto cosa vuol dire essere l’unica donna di un uomo ma non la sola.
Vi racconto com’è dormire con lui e la mattina dopo chiedersi cosa ha sognato.
Cosa vuol dire un giorno credere alle parole più che ai fatti; un altro giorno credere ai fatti più che alle parole.
Non trovare una definizione: amica? amante? compagna? Accontentarsi
di essere ora punto fisso, ora tutto quello che gira
intorno, che va e che viene.
Decidere mille volte di finirla e mille volte più una non averne la forza.
Oggi vi voglio raccontare cosa significa essere felici e non poterselo permettere fino in fondo.
ermanno krumm
ci sei tu a capo di questo riconciliarsi
delle cose, c'è il tuo tavolo imbandito,
qualcosa da mangiare fin che posso,
felice, aprendo, di trovarti dietro la porta,
pronta a banchettare senza fine
girando in vantaggio la difficoltà
finché almeno insieme nel buio,
spingiamo fuori la fatica, poggiando
una gamba a un'altra,
un piede a un altro.
certi buchi. solo certi buchi.

Mentre
sul blog www.vocativo.splinder.com nei commenti ci si chiede se
mattatoia è bella dentro o bella fuori (vi prometto delle foto: del mio
dentro e del mio fuori), io ho deciso di farmi quanto prima il buco per
ogni lobo. Un buco è una cosa che sta dentro o che sta fuori? Due mesi
fa ho tagliato i miei capelli. Ora, con i capelli corti che ho tagliato
due mesi fa e i buchi che farò quanto prima, voglio vedere il film di
Tsai-Ming Liang, che si intitola – senti senti – Il buco. Domani sera
potrei imbucarmi ad una festa in una enoteca di Roma, ma di tutti i
tipi che ci saranno – tutti architetti, e di buchi se ne intendono! –
io ne conosco a malapena uno, e non sono una che fa facilmente
amicizia, che conversa e sorride ammiccante, come di solito si fa alle
feste - semmai sono una che beve. Quindi non andrò. Certi buchi mi
spaventano: un buco nel maglione, no. un buco nel cuore sì. Un buco
nello stomaco, dipende. Mani bucate, ciambelle col buco e buchi
della serratura sono buchi a volte difficili da gestire. Comunque alla
festa degli architetti non andrò perché vado a Napoli, se trovo un buco
dove dormire. In ogni caso, domani imbuco una lettera.
p.s. cosa dice la vampiressa innamorata al suo vampiro?
bucami il collo
.. così accade che sfiori, appoggi
una mano sull’altra,
poi guardi di lato
parli, divaghi
accenni, senza riuscire
che importa? mi dici
conta mi dici
restare vicini
effetti

Ho
preso l’abitudine di aprire i libri al mattino. Presto. Quando sono
ancora a letto, appena aperti gli occhi. Come fossero l’analgesico sul
comodino. Pronto all’uso. Pronto a medicare, o ad avere – a sorpresa –
stupefacenti effetti collaterali..







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